Analisi e commenti

Francesco Pizzetti al Parlamento

A mali estremi, estremi rimedi / L'allarme del Garante e la vera privacy dei cittadini

di Neri Paoloni

12-07-2007

"A  mali estremi, estremi rimedi". La massima, attribuita ad Ippocrate, ben si addirebbe al Garante della privacy che ieri ha lanciato un serio allarme. "In Italia, ha detto il presidente dell'Autority, il prof. Francesco Pizzetti, nella relazione annuale al Parlamento, c'e' un'emergenza nella protezione dei dati che ha assunto una dimensione pari ad altre emergenze nazionali... che tanto negativamente incidono anche sull'immagine del Paese". La ragione di ciò: le grandi "banche dati sono penetrabili", Internet, videocamere, telefonini hanno fatto della privacy un colabrodo e l'appropriazione indebita di tali dati assieme alla "bulimia" di raccolta e archiviazione rende "meno credibile tutta la società".

Se le cose stanno veramente così non ci sono vie di mezzo. O si abolisce l'Autority per la protezione dei dati personali perché sostanzialmente utile solo a lanciare grida d'allarme, mancando di reali poteri coercitivi ma anche della capacità di stare al passo con le tecnologie tese alla raccolta dati su scala planetaria, o si abolisce la libertà di stampa. Perché l'unica conclusione propositiva alla quale è giunto Pizzetti sembra essere quella di chiedere al Parlamento di assumere una chiara posizione sulla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche da parte degli organi di informazione.

Nell'attesa, il garante è tornato a raccomandare alla stampa e ai mezzi di informazione "attenzione, moderazione e rigoroso rispetto del codice deontologico" nel trattamento dei dati personali. Giusto. Ma Pizzetti prima dice che la loro tutela è un colabrodo a livello planetario, che la penetrabilità delle grandi banche dati da parte di chi agisce illegalmente è sempre meno ostacolabile e colpisce "allo stesso modo la gente comune e i personaggi pubblici", poi per tutto rimedio invoca una "stretta" non sull'illegalità di tali raccolte ma sulla diffusione di esse da parte della stampa. Visto che questa stampa quando qualcuno che li raccoglie lecitamente o illecitamente gli passa i "dati sensibili", non si perita di metterli in piazza, soprattutto se essi riguardano " personaggi pubblici". Trincerandosi dietro un preteso diritto del cittadino ad essere informato. Osserva coerentemente Pizzetti che "la libertà di informazione è sacrosanta e irrinunciabile in una democrazia", ma "non può essere invocata per considerare lecita la condotta di chi si procura informazioni illegalmente e con artifici inaccettabili".

Giusto ma vorremmo ancora conoscere, in Italia e altrove, il giornalista che carpisce informazioni "illegalmente".Vi ricordate il caso Watergate? Se non c'era una "gola profonda" nell'Amministrazione Usa, col piffero che le malefatte che portarono alla dimissione Richard Nixon sarebbero saltate fuori. E allora chi va colpito? La "gola profonda" o il giornalista? La strada della censura è certamente la più facile ed, infatti, è ancora adottata in Cina, dove anche Internet è oscurato, quando fa comodo alle autorità di quel Paese comunista.

Più facile controllare la stampa rispetto alle migliaia di banche dati che ormai raccolgono, più o meno legalmente, informazioni sulla nostra vita privata (dalle carte di credito ai telefonini, dalle telecamere a circuito chiuso alle carte d'identità, tutta la nostra vita è perennemente sotto controllo) poi si lasciano "penetrare" da personaggi di che di questi dati (vedi il caso Telecom o l'archivio Pompa) fanno un personale e opinabile uso.

 

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