Analisi e commenti

L'aula del Senato della Repubblica

Superato l'esame prima delle vacanze. Ma governo e maggioranza navigano in cattive acque

di Stefano Romita

14-07-2007

Approvata al Senato la riforma della Giustizia senza porre la questione di fiducia, e rischiando la crisi di governo, Prodi può prenotare le vacanze. E con lui l'intera maggioranza. Altri scogli da superare prima della pausa estiva non ve ne saranno. Solo alcune formalità: la definitiva approvazione del disegno di legge Mastella nell'altro ramo del Parlamento, e un consiglio dei ministri sulla proposta di riforma delle pensioni non ancora giunta a mediazione finale. Ma anche in quest'ultimo caso, si raggiunga o meno un'intesa, il provvedimento sarà discusso a settembre con l'arrivo della legge finanziaria e la distribuzione del cosiddetto "tesoretto" da parte del ministro Padoa Schioppa.

Romano Prodi fa quel che può. Ha deciso di ridurre i costi della politica e di tenersi il più possibile lontano dalle polemiche interne alla sua maggioranza. Guarda con favore al referendum per la modifica del sistema elettorale e attende il giorno che, stando alla campagna pubblicitaria, dovrebbe cambiare il modo di far politica nel Paese: la nascita del partito democratico del 14 ottobre. Nel frattempo c'è l'ordinaria amministrazione. La data sembra lontana ma è in realtà molto vicina. Le regole stanno subendo limature. I leader accompagnano l'attesa con la stesura e la pubblicazione di singoli manifesti politici che risultano più delle distinzioni e dei riconoscimenti del singolo Dna del partito di provenienza che una dichiarazione d'amore alla vigilia del matrimonio con il nuovo soggetto politico.

Per ora poi si conosce solo lo sposo: il sindaco di Roma, Veltroni. Sull'altare dovrebbe salire da solo anche se incerti se parlare o tacere per sempre, dopo il ritiro di Bersani dalla competizione, sono ancora Enrico Letta e Rosy Bindi. Anche Parisi si candiderà, non potendolo fare Prodi, ma è un pro forma. Ma la confusione del centrosinistra e i suoi grandi rischi in vista delle prossime elezioni politiche non sono tanto dettati dal fatto di aver scelto prima un leader e poi il partito, anche se certamente è un fatto curioso e abnorme. Il caos è dettato dalla condizione di perenne contraddizione sull'anima della nuova formazione. Continuare, anche in futuro, a immaginare che una forza politica possa essere contemporaneamente laica e cattolica, possa schierarsi indistintamente a fianco degli operai e degli industriali, lamentarsi della televisione di Stato ma continuare ad occuparla facendo nello stesso tempo l'occhiolino a Murdoch, ai suoi uomini e ai suoi ideali, crea solo disattenzione e sfiducia. Non si può essere per la pace ma anche un po' per la guerra, per la famiglia tradizionale ma anche un po' per le unioni omosessuali con figli, per lo "scalone" ma anche per lo "scalino", per le privatizzazioni ma volendo controllare da dentro con i propri manager amici.

Non si può avere sempre più parti in commedia e sperare che scatti anche nuovamente l'entusiasmo dei fedelissimi disamorati e la passione politica dei giovani. Non sarà sufficiente la indubbia carica di Veltroni e lo spauracchio di un ritorno di Berlusconi. Per vincere il nuovo centrosinistra dovrà dimostrare subito, fin da ora, di essere un qualche cosa di profondamente vero e diverso. Dell'ennesima costruzione a tavolino, come par di capire, non c'è affatto bisogno.

E Veltroni che lo sa ha già minacciato un passo indietro. Perché il percorso è realmente difficile.

 

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