Dall'Italia

Cesare Previti

Lodo Mondadori/ Sentenza confermata per Cesare Previti, Giovanni Acampora, Attilio Pacifico e l'ex giudice Vittorio Metta

14-07-2007

 ROMA. La II Sezione penale della Cassazione ha confermato la sentenza d'appello del processo Lodo-Mondadori per Cesare Previti, Giovanni Acampora, Attilio Pacifico e l'ex giudice Vittorio Metta. Erano stati condannati Previti, Acampora e Pacifico ad un anno e 6 mesi, e Metta a due anni e otto mesi. Previti attualmente è affidato al servizio sociale, il tribunale di sorveglianza di Milano, dovrà decidere se sospendere il servizio e quindi farlo tornare agli arresti. Per il collegio della difesa di Previti, l'avvocato Giorgio Perrone, ha parlato di "amara delusione" mentre Alessandro Sammarco annuncia un nuovo ricorso, "Faremo una nuova azione che ci consentirà di cancellare i sei anni per la condanna nel processo Imi-Sir. Dopo il deposito delle motivazioni proporremo un incidente di esecuzione e chiederemo al giudice di applicare la legge che impone la revoca della prima sentenza secondo il principio che un imputato non può essere condannato due volte per lo stesso reato".

Il difensore del giudice Metta, Alberto Biffani rende noto invece che farà immediato ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo. Solidarietà a Previti da parte di FI che parla di "sentenza politica, di "sentenza già scritta".

La Cir invece afferma: "La società prende atto con soddisfazione che, pur dopo tanti anni, la giustizia ha prevalso ed è stato accertato con sentenza definitiva, che la casa editrice Mondadori fu sottratta al controllo di CIR mediante la corruzione di un giudice, della quale Fininvest è stata la mandante". Lo scontro tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti per assicurarsi il controllo di uno dei maggiori gruppi editoriali italiani, avviene tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta. Tutto si risolve con il "Lodo Mondadori" sul contratto Cir-Formenton il 21 giugno 1990.

La decisione venne presa dai tre arbitri, Carlo Maria Pratis, Natalino Irti e Pietro Rescigno, incaricati di dirimere la controversia tra De Benedetti e Formenton per la vendita alla Cir della quota di controllo della Mondadori, promessa a De Benedetti e poi venduta all'asse Silvio Berlusconi/Leonardo Mondadori. Il lodo è favorevole alla Cir e dà a De Benedetti il controllo del 50,3% del capitale ordinario Mondadori e del 79% delle privilegiate. Berlusconi perde la presidenza, da poco conquistata, che va al commercialista Giacinto Spizzico, uno dei quattro consiglieri espressi dal Tribunale, gestore delle azioni contestate. Il 24 gennaio 1991, la Corte d'Appello di Roma presieduta da Arnaldo Valente e composta dai magistrati Vittorio Metta e Giovanni Paolini dichiara che, dato che una parte dei patti dell'accordo del 1988 tra i Formenton e la Cir era in contrasto con la disciplina delle società per azioni, era da considerarsi nullo l'intero accordo e quindi anche il lodo arbitrale.

La Mondadori sembra così tornare nelle mani di Berlusconi. Dopo alterne vicende di carattere legale e dopo l'approvazione della legge Mammì, nell'aprile 1991, con la mediazione di Giuseppe Ciarrapico, Fininvest e Cir-De Benedetti raggiungono un accordo che nella sostanza attribuisce la proprietà della ‘vecchia' Mondadori e di Panorama a Berlusconi, e quella dello scorporato gruppo Repubblica-Espresso a Cir-Debenedetti.

Per quella sentenza del 1991 che annullò il lodo arbitrale che assegnava a Carlo De Benedetti il pacchetto di azioni Mondadori, i giudici, nell'ultimo processo d'appello che si è svolto a Milano, e che si è concluso lo scorso febbraio, ritengono che è stata comprata e per questo hanno condannato Previti, Acampora e Pacifico e Metta. Per i magistrati la sentenza era stata "comprata" per favorire la Fininvest, con la quale nel 1991 fu annullato il lodo arbitrale. Nel processo d'appello bis è emersa "l'enorme gravità del reato", in relazione a quei 425 milioni di lire che l'ex giudice ricevette, secondo l'accusa, per "aggiustare" la sentenza con cui fu annullato il lodo arbitrale che assegnava alla Cir di Carlo De Benedetti il pacchetto azionario della famiglia Formenton, che gli avrebbe assicurato il controllo della Mondadori. Denaro, ricevuto dall'ex giudice, da un conto di Cesare Previti ma secondo la Corte d'appello proveniente dalla società All Iberian, riconducibile alla Fininvest.

Per i magistrati milanesi esiste "la prova della intervenuta corruzione del giudice Metta da parte degli avvocati Pacifico, Previti e Acampora, intermediari di Berlusconi, per ottenere l'annullamento del Lodo Mondadori, evincendosi già dagli atti di causa (e dal definitivo accertamento per la corruzione Imi-Sir) una ‘lobby' giudiziaria tra gli odierni imputati gestita da Previti e l'esistenza di un giudice - Metta - sistematicamente pagato". Silvio Berlusconi era uscito definitivamente di scena alcuni anni fa, prosciolto per intervenuta prescrizione con la concessione delle attenuanti generiche.

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