Il fatto

Vladimir Putin

Scudo Spaziale. Putin sospende il trattato sulle armi convenzionali in Europa

di Claudio Salvataggio

14-07-2007

MOSCA. Il presidente russo Vladimir Putin passa dalle parole ai fatti nella nuova guerra fredda, fino a venerdì tutta verbale, tra Mosca e l'Occidente, innescata dal progetto Usa di scudo spaziale nell'Europa dell'est. Ieri il leader del Cremlino ha firmato un decreto che sospende la partecipazione della Russia al Cfe, trattato chiave che nel 1990 limitò il numero delle forze convenzionali nella vecchia Europa uscita dalla cortina di ferro. Vale a dire, oltre alle truppe, carri armati, artiglieria, mezzi blindati, aerei da combattimento e elicotteri da attacco.

Una mossa prean-nunciata il 26 aprile scorso dallo stesso Putin e che segue il fallimento del recente summit di Vienna per trovare una soluzione alla mancata ratifica da parte della Nato della versione definitiva del trattato, adattato nel 1999 per tener conto del crollo dell'Urss e del dissolvi-mento del Patto di Varsavia. La Nato ha subordinato la firma al ritiro delle truppe russe da Georgia e Molda-via, ma Mosca sostiene che le due cose non sono collegate tra loro.

La moratoria decisa ieri, e che entrerà in vigore 150 giorni dopo la notifica ai Paesi interessati, è "una misura senza precedenti nella storia recente della Russia" ma "non significa che abbiamo chiuso la porta del dialogo", ha sottolineato il ministero degli affari esteri russo. Nel frattempo Mosca chiuderà però la porta alle ispezioni straniere, sospenderà lo scambio di informazioni, muoverà liberamente truppe e mezzi militari all'interno del proprio territorio. L'iniziativa del Cremlino, accolta con unanimi consensi interni, ha già suscitato le preoccupate reazioni della Nato, della Ue e di alcune cancellerie europee, da Berlino a Tallinn.

Il portavoce dell'Alleanza Atlantica James Appathu-rai ha espresso "rammarico e disappunto" per una decisione che segna "un passo indietro" di fronte a quello che la Nato considera "la pietra miliare della stabilità in Europa". "Rammarico" ha espresso anche portavoce dell'alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza Javier Solana. Ma Putin sembra tirare dritto per la sua strada, coerente con la requisitoria contro l'impe-rialismo e l'unilatera-lismo americano lanciata lo scorso febbraio a Monaco di Baviera. E ricordando, inoltre, che sono stati gli Usa i primi a rilanciare il rischio di una nuova corsa agli armamenti dopo essere usciti unilateralmente nel 2001 dal tratto Abm del 1972 che limita le capacità dei sistemi antimissili dei Paesi firmatari.

Il capo dello Stato russo continua a giocare su più piani la sua lunga partita a scacchi sullo scudo spaziale e sul progressivo allargamento della Nato verso est, tenendo conto anche degli umori nazionalistici sullo sfondo della duplice campagna elettorale (legislative a dicembre 2007 e presidenziali a marzo 2008).

Dopo aver attaccato frontalmente il progetto di scudo spaziale Usa in Polonia e Repubblica Ceca, definendolo "inutile" e una "pura minaccia ai confini della Russia", Putin ha cambiato strategia ed ora pare lavorare ai fianchi Wa-shington: dapprima con la proposta al G8 di uno scudo comune, addirittura con una base russa in Azerbaigian sulla quale il presidente Usa George W. Bush si è riservato una risposta dopo il summit di inizio luglio nel Maine con il presidente russo; e ieri con la moratoria del Cfe che bussa alla porta di un'Europa divisa, ed ora costretta ad una risposta. Un'Europa, come ha sottolineato il consigliere del Cremlino presso la Ue Serghei Iastrzhembski, che "parla semplicemente dell'importanza del Cfe ma non lo ratifica". La mossa è calcolata, anche se rischiosa, perché può inasprire le già tese relazioni tra Mosca e l'Occidente, divisi tra l'altro su Kosovo e politiche energe-tiche. Ma Putin, secondo Gleb Pavloski, un politologo vicino al Cremlino, avrebbe già pronta anche la prossima mossa "se il messaggio di oggi fosse ignorato: il trattato sulle forze nucleari a medio raggio".

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