Analisi e commenti

Quando Mosca batte un colpo. Usa-Russia. Cosa c'è dietro la decisione di Vladimir Putin

di Alberto Valentini

15-07-2007

Per far comprendere l'ostilità al progetto americano di difesa antimissile da dispiegare ai suoi confini, il presidente Vladimir Putin ha deciso di sospendere la partecipazione della Russia al tratto sulle forze convenzionali in Europa (Cfe). L'iniziativa segna una fase delicata dei rapporti Est-Ovest: dimostra che le relazioni tra Mosca e l'Occidente non sono mai state così tese dalla fine dell'Unione Sovietica e lancia un segnale di allarme sulle principali questioni di politica internazionale. Resta infatti da vedere fino a che punto Putin spingerà il suo potere di interdizione ad esempio sul programma nucleare iraniano e sul futuro politico del Kosovo tanto per citare i prossimi dossier nell'agenda delle Nazioni Unite.

L'opposizione della Russia al dispiegamento di un sistema di difesa anti-missile in Polonia e nella repubblica Ceca per contrastare una possibile minaccia proveniente dal Medio Oriente è al centro del braccio di ferro con l'amministrazione Bush. Dopo aver minacciato più volte di fare un passo indietro rispetto al Cfe, ora Mosca è passata alle vie di fatto.

Il trattato, siglato nel 1990 e rivisto nel '99, è uno dei più importanti accordi per il controllo degli armamenti che ha chiuso l'era della Guerra Fredda. Stabilisce limiti severi al dispiegamento di armi offensive - carri armati, aerei, pezzi di artiglieria - da parte dei Paesi del Patto di Varsavia e della Nato.

A ben guardare questa iniziativa unilaterale ha un effetto simbolico più che pratico. Infatti prende le mosse da un precedente storico: alla fine del 2001 gli Stati Uniti si sono chiamati fuori dal trattato Abm. E, intende dimostrare che anche la Russia può procedere ad uno strappo quando sono in ballo gli interessi della sicurezza nazionale.

Putin avverte che la sua politica estera, forte delle ricchezze di petrolio e gas naturale, è in grado di far fronte agli Stati Uniti non essendo più subalterna sulle principali questioni strategiche. E così tenta di frenare l'influenza occidentale ai confini della Russia drammatizzando una situazione che rischia di deteriorarsi in modo significativo.

Probabilmente è fuori luogo parlare di una nuova Guerra Fredda. Ma il presidente russo nel cavalcare il sentimento anti-americano dell'apparato militar-industriale corre un rischio preciso: rimanere prigioniero di questa escalation.

Infine preoccupa l'assordante silenzio dell'Ue. Trattandosi della difesa anti-missile americana, i governi europei hanno fatto buon viso a cattivo gioco tentando di guadagnare tempo. Ma il nodo è già venuto al pettine. Non è certo che i vettori a due stadi da installare in Polonia siano in grado di intercettare i loro bersagli. E niente indica che l'Iran sarà capace di produrre un missile intercontinentale prima del 2015.  

 

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