Economia

Il ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero

Settimana decisiva. Pensioni. Rifondazione non fa passi indietro dopo le parole di Prodi

15-07-2007

ROMA. Rifondazione non fa passi indietro dopo le parole di Prodi. Un punto fermo quello dettato sabato dal presidente del Consiglio: "Tutte le risorse possibili" per la riforma delle pensioni, nulla di più se non c'é copertura. Un messaggio chiaro, con i tempi che stringono, il confronto tecnico tra i sindacati ed il ministro del Lavoro che sembra fare passi avanti, e lo scontro politico all'interno della maggioranza che si conferma come lo scoglio più difficile da superare in questa fase di messa a punto finale della riforma.

Rifondazione risponde così: la copertura finanziaria per recepire le indicazioni del partito c'é, il nodo è politico. Lo dice il ministro Paolo Ferrero: "Le risorse ci sono. Prodi vada avanti e non si faccia fermare da resistenze di tipo politico, che sono contro di noi e sono per marginalizzare il sindacato, e alla fine far saltare il governo".

E lo ribadisce il segretario Franco Giordano: "Ci sono le condizioni per poter determinare una proposta in sintonia con il programma dell'Unione. Le condizioni economiche ci sono, non devono esserci invece resistenze politiche".

Lo scontro è tra Prc e riformisti del centrosinistra, con Prodi che dovrà fare da arbitro. Intanto Rifondazione non fa passi indietro, e rilancia "una proposta in sintonia con il programma della coalizione, ma contrastata dalle forze di centro": puntare sugli incentivi per limitare l'innalzamento dell'età minima a 58 anni ed escludere una ampia platea di lavoratori. Parallelamente prosegue il confronto tecnico, che dovrebbe riprendere oggi, ancora con un tavolo informale, tra i responsabili per la previdenza dei sindacati ed il ministro del Lavoro Cesare Damiano. Con distanze che sembrano accorciarsi mentre si discute ancora su diverse possibili combinazioni tra "quote" (la somma tra età anagrafica e anni di contributi come soglia minima per andare in pensione) o "scalini" (la combinazione tra età minima e anni di contribuzione, che restano due requisiti distinti) per superare lo "scalone" previsto dalla riforma Maroni.

Tra le ipotesi: quota 95 come soglia minima per andare in pensione dal 2008, per poi salire a 96 dopo due anni; oppure "scalino" a 58 anni nel 2008 per poi passare nel 2010 a quota 95. In entrambi i casi per salire ancora dopo altri due anni fino a quota 98-99. Si parla anche di una combinazione di "solo scalini" per arrivare, con aumenti graduali ogni 18 mesi, a 62 anni di età e 34 di contributi.

Intanto oggi potrebbe essere aperto anche il confronto sulla revisione dei coefficienti di trasformazione. L'intesa sul contratto dei ministeriali può contribuire a rasserenare il clima. I segretari generali dei sindacati torneranno ad un tavolo quando Prodi avrà pronta la sua proposta: la convocazione ufficiale delle parti potrebbe essere per metà settimana, forse già martedì o mercoledì.

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