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Afghanistan I generali inglesi in allarme temono il crollo di Karzai e Pakistan in mano a estremisti islamici

16-07-2007

LONDRA. Lo stato maggiore del Regno Unito é in forte allarme: teme che, al pari dell'Iraq, l'Afghanistan si risolva in un'altra tremenda sconfitta per l'Occidente e che in conseguenza di quella sconfitta gli estremisti islamici vadano al potere anche in Pakistan.

Secondo indiscrezioni raccolte dal domenicale ‘Observer' i generali britannici hanno appena avvertito il nuovo primo ministro Gordon Brown che "la campagna militare in Afghanistan rischia un catastrofico fallimento" e che a questo punto non è escluso un crollo verticale del debole e inefficiente governo capeggiato da Hamid Karzai. Lord Inge, un rispettato generale in pensione cooptato nella camera alta del parlamento, ha in apparenza parlato anche a nome dei generali in servizio (tenuti alla regola del silenzio) quando ha indicato che una sconfitta della Nato e dell'Occidente in Afghanistan è ormai una prospettiva molto concreta.

"La situazione in Afghanistan - ha affermato lord Inge - è molto peggiore di quanto in genere si riconosca. Dobbiamo far fronte alle possibile conseguenze di un fallimento strategico in quel Paese e chiederci che cosa significherebbe per la Nato". Lo stato maggiore ha allertato Brown sulla brutta piega degli eventi in Afghanistan nel timore che il nuovo governo - tutto preso dalla ricerca di vie d'uscita dall'Iraq - non presti la dovuta attenzione a quanto sta succedendo a Kabul e dintorni. I generali britannici hanno fatto a più riprese presente che non dispongono di mezzi e uomini per due guerre in simultanea: spingono quindi per un rapido e progressivo disimpegno dall'Iraq e per un parallelo irrobustimento della presenza militare in Afghanistan dove a loro giudizio si può ancora vincere malgrado i Taleban si siano rivelati un nemico molto più ostico del previsto. A capo di una commissione parlamentare sull'Iraq, l'ex leader liberal-democratico Paddy Ashdown - adesso lord Ashdown - è d'accordo sulla necessità di fare tutto il possibile per evitare il ko in Afghanistan: "Se falliamo in Afghanistan - ha indicato - anche il Pakistan crolla. I problemi di sicurezza sarebbero moltiplicati. Il danno arrecato alla Nato avrebbe un grosso impatto anche sulla tenuta del rapporto transatlantico Usa-Europa".

I generali di Sua Maestà vogliono più mezzi e più uomini ma per lord Ashdown uno dei problemi più gravi è la mancanza di un efficace coordinamento tra le truppe schierate da vari Paesi sotto l'egida della Nato, l'alto numero di morti civili provocati dalle operazioni belliche lanciate contro i Taleban, l'insufficienza dei programma per lo sviluppo economico, la controversa campagna per lo sradicamento della coltivazione del papavero che spinge nelle braccia dei Taleban molti contadini.

Sul fronte dell'Iraq Gordon Brown ha promesso che manterrà gli impegni presi dal suo predecessore Tony Blair ma in effetti sta lavorando ad un programma di disimpegno che nelle ipotesi più rosee e ottimistiche potrebbe portare al ritiro della maggioranza dei soldati britannici dalla polveriera mesopotamica entro la fine del 2007.

Al momento il Regno Unito schiera nel sud dell'Iraq 5.500 soldati: potrebbero scendere fino a 1.500 nel giro di cinque mesi. In un rapporto reso noto oggi la commissione parlamentare sull'Iraq presieduta da lord Ashdown chiede che cessino progressivamente le "operazioni offensive",ci si concentri sulla formazione delle forze armate irachene e si mantenga un unico obiettivo strategico: la difesa dell'integrità territoriale di quel Paese.  Una richiesta giunta in concomitanza con la pubblicazione di statistiche sul Sunday Times, secondo cui negli ultimi quattro mesi il numero di militari britannici uccisi in Iraq è stato in proporzione più elevato di quello delle truppe americane: una media di 8,8 morti per ogni 1.000 soldati, contro 7,3 vittime per 1.000 soldati Usa.

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