Il fatto

Pioggia di soldi per i palestinesi. Bush:190 milioni di dollari di aiuti

16-07-2007

NEW YORK. Inserendo il conflitto tra palestinesi nel più vasto scontro ideologico tra "forze dell'estremismo e forze della moderazione" in atto anche in Libano, in Afghanistan e in Iraq, il presidente George W. Bush ha puntato sul governo di Mahmud Abbas (Abu Mazen) e cercato un rilancio del processo di pace affidando al segretario di Stato Condoleezza Rice il compito di organizzare una conferenza regionale sulla crisi in Medioriente in autunno.
Alla conferenza proposta dalla Casa Bianca sono invitati israeliani, i palestinesi di al Fatah e i loro vicini nella regione, ha detto Bush. L'offensiva diplomatica, dopo tre anni di stallo della Road Map, delle nazioni che sostengono la soluzione dei due stati israeliano e palestinese è uno dei due fronti su cui il presidente americano è corso in aiuto ad Abbas: l'altro è stato un consistente aumento degli aiuti al suo governo.
Bush ha promesso 190 milioni di dollari di assistenza nell'anno fiscale in corso, 80 milioni dei quali destinati alla riorganizzazione delle forze di sicurezza "che hanno il compito di confrontare i terroristi e di proteggere gli innocenti".
La Rice, che doveva partire ieri per l'Africa, ha annunciato il rinvio della missione per concentrarsi sul dossier mediorientale. Il segretario di Stato parteciperà invece domani alla riunione del Quartetto a Lisbona, la prima dopo la nomina dell'ex premier britannico Tony Blair a inviato speciale del gruppo nella regione.
Bush ha deciso di puntare su Abbas nonostante i dubbi dell'intelligence Usa secondo cui il leader di al Fatah non ha la forza politica di salvare il processo di pace in Medioriente. Lo scetticismo dell'intelligence è trapelato sul Washington Post che cita in proposito funzionari dell'amministrazione: secondo l'analisi dei servizi segreti Usa Hamas non sarà facilmente emarginata e di questo l'intelligence ha avvertito la Casa Bianca. L'amministrazione intende tuttavia continuare a isolare politicamente i militanti che hanno cacciato Abu Mazen dalla striscia di Gaza.
"I palestinesi sono di fronte a una scelta", ha detto Bush: tra la visione del governo di Abbas e di uno stato pacifico, e la visione di Hamas e dei suoi sponsor Siria e Iran". Il Dipartimento di stato ha intanto diffuso un ‘avvertimento di viaggio' invitando i cittadini americani a stare alla larga dai territori palestinesi. Secondo il Washington Post la strategia di Bush "Cisgiordania prima" è la scommessa più difficile e rischiosa intrapresa da un'amministrazione americana da quando l'autorità palestinese è stata costituita nel 1994.
La Casa Bianca si sta muovendo in acque inesplorate cercando di aiutare Abu Mazen nonostante al Fatah controlli solo una parte dell'Autorità. Bush si è detto però convinto che esiste una opportunità di mostrare al popolo palestinese che esiste una scelta tra la violenza e il caos dei fondamentalisti di Hamas a Gaza e la prospettiva, sotto Abbas, di uno stato efficacemente democratico.
È la stessa scelta "tra estremisti e moderati" che si propone in Libano "dove Hezbollah e Siria stanno cercando di destabilizzare il governo eletto" o in Afghanistan, dove "i Taleban e al Qaeda cercano di far fare marcia indietro ai progressi democratici", e in Iraq, "dove gli insorti di al Qaeda e le milizie stanno cercando di sfidare la volontà di 12 milioni di iracheni che hanno votato per un futuro di libertà", ha detto il presidente. Secondo Bush, darla vinta agli estremisti in uno di questi scontri "avrebbe conseguenze letali per la regione e per il mondo".

 

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