Dagli USA

Hillary Clinton

Democratici, re degli incassi

di Marco Bardazzi

17-07-2007

WASHINGTON. I portafogli degli americani per ora si aprono più in fretta di fronte ai candidati alla Casa Bianca dei democratici, che non per gli aspiranti successori repubblicani di George W.Bush. Il divario tra i due partiti nella raccolta di finanziamenti elettorali è enorme: nelle casse di Barack Obama, Hillary Clinton e gli altri candidati dei democratici sono entrati nel secondo trimestre dell'anno 83 milioni di dollari, contro 30 dei repubblicani. Gli staff dei candidati hanno reso pubblici i dettagli dei bilanci relativi al periodo aprile-giugno e non sono mancate sorprese e curiosità. Hollywood, per esempio, continua a investire sui democratici, ma non sembra ancora aver scelto il proprio beniamino tra Obama e la Clinton.
L'incertezza è incarnata da Paul Newman, che ha distribuito 4.600 dollari a testa (si tratta della somma limite permessa dalla legge). Se Hillary è riuscita a portare dalla propria parte nomi come Tom Hanks, Danny De Vito, l"Uomo Ragno" Tobey Maguire e Ben Stiller, sul tappeto rosso finanziario di Obama sfilano personaggi che non sono da meno: tra gli altri, Jodie Foster, Jamie Foxx e Will Smith. Steven Spielberg ha deciso di dar soldi a Bill Richardson, il governatore democratico del New Mexico in ascesa nei sondaggi, mentre Oliver Stone ha investito una somma modesta, 500 dollari, in John Edwards.
Obama ha adesso in banca 36 milioni di dollari, contro i 45 della Clinton, che però è vincolata a usarne buona parte solo nel caso vinca la nomination. La campagna del senatore nero dell'Illinois, secondo gli analisti, è in un migliore stato di salute, perché Obama ha speso meno e ha meno debiti.
In casa repubblicana i candidati sanno di non incontrare molte simpatie a Hollywood, ma ciò che preoccupa gli strateghi del partito che controlla la Casa Bianca è lo scarso entusiasmo che mostrano gli elettori comuni per gli aspiranti presidenti in campo. L'ex sindaco di New York Rudy Giuliani resta quello finanziariamente in condizioni migliori, con 18 milioni raccolti nel secondo trimestre, quattro più dell'avversario Mitt Romney. In crisi nera è invece l'intera scommessa elettorale di John McCain, fino allo scorso anno considerato il più serio pretendente alla successione di Bush. McCain è a corto di soldi, ha raccolto poco ed è rimasto con solo 1,5 milioni in cassa. Dopo aver perso nei giorni scorsi il proprio stratega capo e il responsabile finanziario, ha accolto nella giornata di ieri le dimissioni del capo delle comunicazioni, Brian Jones, e di quattro suoi collaboratori. Su McCain si concentrano ora le attenzioni sul fronte repubblicano, per vedere se riuscirà a riemergere o se il suo patrimonio di voti e la sua rete elettorale verranno assorbiti dagli avversari (il cui numero comincia ad assottigliarsi: l'ex governatore della Virginia, Jim Gilmore, ha annunciato il ritiro dalla corsa). Particolarmente interessato è l'attore ed ex senatore Fred Thompson, che continua a osservare da lontano la sfida tra i candidati in attesa di lanciarsi nella competizione.
Dall'altra parte della barricata, è John Edwards che deve recuperare terreno, per non perdere il contatto con i due colossi in fuga. L'ex candidato alla vicepresidenza, che ha fatto del tema della povertà il proprio cavallo di battaglia, ha cominciato da New Orleans un tour in otto stati dedicato a portare a galla proprio la realtà dell'America dimenticata. La strategia populista di Edwards potrebbe portare delle sorprese.

Il palinsesto di oggi