Economia

Mario Draghi

Draghi sulle pensioni: "Aumentare l'età"

17-07-2007

ROMA. La riforma delle pensioni va fatta, inserendola in quel patto generazionale di cui ha parlato nei giorni scorsi il ministro Padoa-Schioppa, "ampliando l'orizzonte temporale di riferimento dell'azione pubblica" e considerandola un "investimento a favore dei giovani" che altrimenti pagherebbero chissà quanto per mantenere l'attuale sistema previdenziale.
Mario Draghi torna a parlare di sistema previdenziale sottolinea ancora una volta l'opportunità di "sviluppare le forme previdenziali complementari" a cui le giovani generazioni dovrebbero indirizzarsi senza esitazioni. In questo scenario il governatore chiede perciò "un aumento dell'età media effettiva" per il ritiro dal lavoro. Una revisione da effettuare "gradualmente", conviene il numero uno di Via Nazionale, ma inderogabile, senza tralasciare tuttavia l'esigenza di venire incontro alle necessità delle fasce deboli: "l'erogazione di pensioni di importo adeguato a un numero crescente di anziani è la sfida da affrontare nei prossimi anni", riconosce. Insomma, è l'avvertimento reiterato da Bankitalia "le scelte in materia previdenziale sono cruciali nell'assicurare un riequilibrio duraturo dei conti pubblici".
Anche la Corte dei Conti condivide nella sostanza questa direzione di marcia e il suo presidente Tullio Lazzaro definisce "ineludibile" l'innalzamento dell'età effettiva di pensionamento anche grazie alle maggiori aspettative di vita che rendono impossibile protrarre sistemi pensato nel passato. Draghi e Lazzaro spiegano le loro tesi in Senato, durante le rispettive audizioni sul Dpef. Entrambi concordano poi sulla priorità da attribuire al taglio del debito pubblico e sulla necessità di mantenere sotto controllo la spesa pubblica, il cui andamento sembra preoccupante. I magistrati contabili, in particolare, avvertono inoltre come un rischio l'allentamento dell'applicazione delle regole europee.
L'affondo del governatore in questo senso è più incisivo: Draghi ritiene che sui conti pubblici il Dpef per gli anni più vicini sia sostanzialmente rinunciatario, rinviando le correzioni necessarie per ottenere il pareggio di bilancio al 2011, quando invece, emerge dalla sua relazione, si deve sempre approfittare della ripresa e del buon andamento del ciclo per operare la riduzione del debito e del deficit. Per un paese gravato come il nostro da un andamento strutturale negativo delle finanze pubbliche, in cui il rapporto deficit-pil sfiorerebbe il 3% senza misure temporanee come il trasferimento all'Inps del tfr, dice Draghi, parlare di tesoretto è perciò fuorviante. Sorride il governatore pronunciando questo termine per indicare l'extragettito, prima di dire che "non esiste un tesoretto da spendere", al limite questo andrebbe usato per ridurre la pressione fiscale, non per nuove spese. Una tassazione che tocca di nuovo un record negativo, anche se iniziano a vedersi, riconosce il responsabile di Palazzo Koch, i frutti della lotta all'evasione nell'andamento straordinario delle entrate.
"Negli ultimi anni altri paesi europei sono riusciti a ridurre i disavanzi di bilancio agendo sul livello e la composizione delle spese", osserva Draghi citando la Germania prima di concludere con l'esortazione a "ridurre il debito pubblico, garantire la sostenibilità del sistema previdenziale", due aspetti che rappresentano "il primo investimento dello stato a favore dei giovani e delle generazioni future".

 

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