La politica

Rosi Bindi

Partito democratico. Rosy Bindi scende in campo. Il ministro della Famiglia sfida il sindaco di Roma Veltroni

17-07-2007

ROMA. La corsa di Walter Veltroni alla guida del Pd non sarà più solitaria. Dopo una lunga riflessione, anche il ministro della Famiglia Rosy Bindi scioglie la riserva per portare il suo contributo di idee nel processo, ma anche per mettere un po' di pepe alla sfida del 14 ottobre cosicché, ammette lei stessa, "chi sarà eletto segretario possa dire di essere eletto e non semplicemente incoronato". E tra i primi a rendere onore alla ‘pasionaria' ministra è il leader in pectore: "Mi fa piacere che si candidi, è una donna che stimo e alla quale mi lega una sincera amicizia e sintonia politica".
Una vita nell'associazionismo cattolico prima dell'approdo nella Dc a fine anni '80, Rosy Bindi è molto amata anche tra i Ds, e giusto pochi giorni fa il capogruppo dell'Ulivo al Senato Anna Finocchiaro ha confessato un debole per lei. Anche per questo, oltre che per le idee che sostiene, a partire dalla laicità, Rosy Bindi non è una candidatura di bandiera e, come afferma il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, prenderà "i voti di iscritti Ds" così come Veltroni raccoglierà consenso nelle fila Dl. Donna, recentemente in prima linea nella battaglia per i Dico, Rosy Bindi è convinta di avere il suo contributo da dare e di aver capito che "la scelta più giusta più utile" sia di impegnarsi scendendo in campo. Giovedì presenterà il suo Manifesto, ma già ieri ha tratteggiato il suo Pd: un partito di donne, che sappia "davvero costruire in Italia un bipolarismo maturo, riaffermare il valore della laicità, superare tutte le disuguaglianze, prima fra tutte quella tra Nord e sud". Temi non distanti dal manifesto di Torino di Veltroni, ma che il ministro della Famiglia non rinuncia a sostenere in prima persona dopo aver criticato l'eccessivo unanimismo nella scelta di candidati e regole. Una critica cavalcata quasi ogni giorno dal ministro della Difesa e che oggi finalmente esulta. "Questo sì che è coraggio", esclama Parisi che l'altro ieri aveva liquidato con sarcasmo il Manifesto dei Coraggiosi di Rutelli. Ma, aldilà degli ulivisti, non è un mistero che tra Ds e Dl ci fossero perplessità sull'utilità di altre candidature. Perplessità che alla fine avevano pesato sul ministro Pierluigi Bersani, spingendolo alla rinuncia. Ora però tutti manifestano contentezza per la discesa in campo di Rosy Bindi, che ha già annunciato che in caso di elezione si dimetterà da ministro (palese polemica con Veltroni che invece intende restare sindaco di Roma). Il leader Dl Francesco Rutelli è convinto che la candidatura "aiuta il confronto delle idee". E della stessa opinione è Dario Franceschini, con il quale proprio il ministro della Famiglia aveva polemizzato criticando la scelta del ticket con Veltroni. L'augurio di Franceschini è che "Rosy faccia come noi del ticket e non si candidi a rappresentare solo un pezzo della Margherita, ma si incroci con Ds e società civile". Ma gli estimatori di Rosy non vedono rischi di settarismo, come si vede anche dal fatto che ad applaudire la sua scelta non ci sono solo esponenti Dl. La gara verso il 14 ottobre è ufficialmente cominciata. Ora si attende la decisione del sottosegretario Enrico Letta mentre scalda i motori anche l'ex direttore dell'Unità Furio Colombo, che ieri ha annunciato la sua candidatura dalla prima pagina del quotidiano, L'Unità, che ha diretto per tanti anni.

 

Il palinsesto di oggi