La politica

É scontro su Draghi. Pensioni e referndum. Alla ricerca dell'accordo

17-07-2007

ROMA. "Per le pensioni sarà una settimana decisiva". La previsione è del presidente del Consiglio Romano Prodi, che è impegnato in prima persona nella ricerca di un accordo. Prodi presenterà la sua proposta finale tra giovedì e venerdì. Intanto, sta cercando di aumentare al massimo la copertura necessaria per finanziare l'operazione, ma ha fatto sapere che l'accordo non potrà in nessun caso sforare il tetto di spesa individuato. E se i sindacati punteranno i piedi, la conseguenza sarà una sola: un rinvio a settembre della trattativa.
A palazzo Chigi c'é un moderato ottimismo, ma più passano le ore e più la strada dell'accordo diventa impervia. L'intervento del Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, che ha chiesto di alzare gradualmente l'età pensionabile e di "tenere in equilibrio la spesa previdenziale", ha di fatto "stoppato" la proposta sulle posizioni della sinistra radicale.
Il discorso di Draghi ha avuto anche un altro effetto: quello di far esplodere le contraddizioni nel centrosinistra in materia di pensioni. Non a caso, ad applaudire il Governatore si sono ritrovati i riformisti del centrosinistra e i colonnelli della Casa delle libertà, mentre l'ala radicale l'ha criticato duramente.
"Draghi ha detto cose dure ma coraggiose", ha osservato il candidato leader del Pd Walter Veltroni. Mentre Massimo D'Alema ha commentato la ricetta proposta dal Governatore assicurando: "E' quello che stiamo cercando di fare". D'Alema, del quale sono note le preferenze per un sistema in cui si vada in pensione più tardi, ha sostenuto che l'accordo con i sindacati dovrà essere "ragionevole", "compatibile con la tenuta finanziaria del sistema", e che comunque i soldi per abolire lo scalone "non ci sono".
Il centrodestra ha dato tutto il suo appoggio a Draghi. Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, ha sostenuto che quello del governatore di Bankitalia è un sorta di programma minimo di governo "imprescindibile e necessario". Il capogruppo di An al Senato Altero Matteoli ha chiesto che Prodi "ascolti Draghi e non ceda ai ricatti". Plauso anche dall'Udc, che, ha detto Mario Baccini, apprezza la "lucidità " del governatore sul nodo delle pensioni.
Dalla sinistra radicale è venuta invece una bocciatura senza appello delle parole del Governatore di Bankitalia. Giovanni Russo Spena, ha bollato il suo discorso come "ideologico" e ha accusato Draghi di esercitare pressioni indebite su Prodi. Conclusione: "Prodi non lo stia a sentire se non vuole mettere a rischio l'accordo".
Ora Rifondazione, che sull'apertura a un'intesa basata sullo "scalino" a 58 anni si è divisa e rischia di perdere qualche pezzo, minaccia di non siglare accordi imposti dai "poteri forti", basati sull'aumento dell'età pensionabile e sulla revisione dei coefficienti. Se questo fosse lo scenario, dice il responsabile Lavoro del Prc Mauro Zipponi, tutta la materia sarebbe rinviata a settembre in un clima di scontro sindacale. In questa atmosfera avvelenata dai sospetti (il Verde Pecoraro Scanio è arrivato a denunciare la presenza di "guastatori" nella coalizione), non manca però qualche ottimista. Come il leader della Sinistra democratica Fabio Mussi: "Il governo ha superato tanti ostacoli supererà anche questo", osserva. Mentre Antonio Di Pietro dice che bisognerebbe "mettere con le spalle al muro" chi si oppone all'accordo.

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