La politica

Fini e Segni

Fini a Berlusconi: "Cos'è che vuoi?". Si dividono sul referendum

17-07-2007

ROMA. Il referendum divide Fini e Berlusconi, un po' come in quello del 1999, che segnò il punto di massima distanza tra i due.
Dopo il "no" del Cavaliere alla vie referendaria per modificare la legge elettorale, ieri il leader di An ha replicato seccamente all'alleato. Impegnandosi, per di più, nel rush finale per la raccolta delle firme che si chiuderà il 24 luglio. Intanto, sulla riforma elettorale la proposta di adottare il sistema tedesco, lanciata domenica da Piero Fassino, comincia a raccogliere dei consensi che potrebbero essere maggioritari in Parlamento.
"Io gli ho chiesto - ha detto Fini riferendosi a Berlusconi - ma non ho avuto risposta: ‘Se dici no al referendum, dici si' a cosa?'". "Pensare che passi in Parlamento - ha aggiunto - una legge elettorale con lo sbarramento del 5% significa confondere i desideri con la realtà. Il referendum non è la panacea, ma è l'ultima arma per invertire la tendenza. Oggi abbiamo 45 partiti - ha insistito Fini - o facciamo qualcosa o l'Italia finisce come la Repubblica di Weimar".
La replica di Forza Italia è arrivata dal vice coordinatore nazionale, Fabrizio Cicchitto: "Creare il bipartitismo attraverso un referendum è una forzatura inaccettabile". Per quanto riguarda poi l'accusa di Fini a Berlusconi di non fare proposte alternative al referendum, Cicchitto ha ricordato che "Forza Italia è favorevole, e quindi dice sì, ad una legge elettorale imperniata sul sistema tedesco con una significativa soglia di sbarramento".
Se le dichiarazioni si traducessero automaticamente in voti in Parlamento, il sistema tedesco avrebbe la maggioranza numerica già oggi. Dopo il sì di Fassino e Mastella, ieri è arrivato anche quello dell'Udc (col segretario Lorenzo Cesa), del Prc (col capogruppo Giovanni Russo Spena), del Pdci (con Armando Cossutta), oltre appunto a Forza Italia. E in più si aggiungono le parole del vice capogruppo dell'Ulivo al Senato, Nicola Latorre, che invita la maggioranza a un dialogo con Berlusconi e Forza Italia per le riforme. Certo, ci sono anche degli alleati strettissimi del Cavaliere, come Gianfranco Rotondi o Benedetto Della Vedova, che lo mettono in guardia dal modello tedesco.
Il fronte referendario però non demorde. Non solo Gianfranco Fini, che ieri ha dato vita con Antonio Di Pietro ad un asse che riecheggia quello dei primi tempi di Mani pulite, ma anche e soprattutto gli industriali. Ieri sono corsi ai banchetti pesi massimi come Marco Tronchetti Provera o Massimo Calearo. "Ho firmato per far pulizia", ha detto un po' brusco il presidente di Federmeccanica, peraltro intimo di Berlusconi. Il presidente del Comitato referendario, Giovanni Guzzetta, ha invitato alla mobilitazione finale, mentre Francesco Rutelli ha facile argomento contro Fini e gli esponenti della Cdl che ora sostengono il referendum: "Ben venga il referendum contro il ‘porcellum', ma in questi giorni assistiamo al fatto che chi quella legge l'ha votata, ora spinge a firmarlo e si fa bello contro la partitocrazia".

 

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