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Libia. Infermiere bulgare e medico. Rinviato a oggi il verdetto

17-07-2007

IL CAIRO. Continua l'attesa sulla sorte di cinque infermiere e un medico bulgari condannati a morte in Libia con l'accusa di avere deliberatamente infettato con il virus dell'Aids 438 bambini. Il Consiglio superiore delle istanze giudiziarie libico che potrebbe commutare in ergastolo la pena capitale ha rinviato a oggi l'esame del caso.
La decisione era originariamente prevista per ieri mattina e poi rinviata al pomeriggio. Il Consiglio era in attesa di un documento firmato dai familiari delle vittime che attesti il loro consenso a un indennizzo, in cambio della rinuncia dell'esecuzione della condanna a morte per i bulgari, prassi prevista dalla legge islamica. 200 famiglie hanno finora sottoscritto l'accordo, secondo fonti giornalistiche a Sofia. Non è chiaro se l'ulteriore rinvio sia causato dalla necessità di avere tutte le firme.
Domenica le famiglie avevano detto di accettare in principio un compenso di un milione di dollari per ciascun bambino, ma si sono rifiutate di sottoscrivere nulla se prima non vengono loro consegnati i soldi. Con il documento, il Consiglio, che dipende dal ministero della Giustizia, può commutare o anche annullare la pena, confermata mercoledì scorso ai sei imputati, in carcere dal 1999.
La Fondazione Gheddafi, presieduta dal figlio di Moammar, Seif al Islam, che ha raggiunto l'accordo sulle compensazioni ha cercato ieri di trovare una soluzione al problema del documento. Ma in effetti non è ancora definito chi pagherà questi indennizzi e quanto andrà alle famiglie.
Seif al Islam ha detto in una recente intervista che il denaro verrà da contributi internazionali come cancellazione del debito della Libia.
La Slovacchia ha confermato ieri la disponibilità a contribuire al fondo indennizzi dei bambini, ma a condizione che Tripoli saldi il suo debito verso il Paese.
A Bruxelles, la portavoce del Commissario dell'Unione Europea alle relazioni esterne, ha detto che la Commissione Ue non partecipa alle trattative, né al finanziamento della Fondazione Gheddafi. Quello che fa, ha riferito Christine Hohmann, è partecipare al fondo per il trattamento delle vittime e per il sostegno dell'ospedale di Bengasi.
Le infermiere Kristiana Valtcheva, Nassia Nenova, Valia Tcherveniachka, Valentina Siropulo e Snejana Dimitrova e il medico Ashraf Jumaa Hajuj, di origine palestinese, sono accusati di aver inoculato deliberatamente il virus dell'Aids a 438 bambini di Bengasi, 56 dei quali sono morti. Tutti gli imputati si sono dichiarati innocenti e hanno denunciato di avere confessato sotto tortura.
Alcuni dei bambini avevano contratto la malattia prima dell'arrivo dei bulgari nell'ospedale di al Fatih. Al massimo, dicono gli osservatori, potrebbero essere accusati di negligenza.

 

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