Dagli USA

Notte bianca al Senato. Dibattito-maratona dei democratici per l'Iraq

di Alessandra Baldini

17-07-2007

WASHINGTON. Una 'notte bianca' per riportare in patria le truppe americane: i democratici del Senato americano non si sono tirati indietro davanti alla richiesta del loro leader Harry Reid di un raro dibattito-maratona su una proposta di legge per il ritiro dei soldati entro la fine di aprile. Materassi sono stati impilati in un salone adiacente all'aula, con la prospettiva di una raffica di voti nell'arco della notte.
I senatori hanno anche lasciato aperta la possibilità di spedire il capo del 'commessi' del Congresso a richiamare all'ordine colleghi che avessero deciso di ignorare l'appello al dibattito: accadde nel 1988, nel corso del dibattito sulla riforma dei finanziamenti elettorali, quando la polizia di Capitol Hill scortò il recalcitrante repubblicano Robert Packard in barella poco dopo l'una di notte. L'obiettivo della maratona è di mettere alla prova la pazienza dei repubblicani, tra i cui ranghi l'ostinata resistenza del presidente George W. Bush a parlare di ritiro sta diventando sempre più impopolare, ma che, per disciplina di partito, hanno liquidato la manovra ella maggioranza, all'unisono con il portavoce Tony Snow, come un esempio di "politica spettacolo".
Al centro del dibattito è la proposta dei senatori Carl Levin e Jack Reed che, se approvata, farebbe scattare il ripiegamento americano entro 120 giorni, in vista di un completo ritiro non oltre il 30 aprile 2008: in Iraq resterebbe a quel punto un numero limitato di soldati col mandato della lotta al terrorismo e dell'addestramento delle forze di sicurezza irachene.
I repubblicani sono stati finora compatti contro qualsiasi calendario di ritiro dal Paese che la Casa Bianca ha descritto di nuovo ieri come un trampolino per terroristi al Qaeda pronti a colpire gli Stati Uniti, ma i leader del partito della Casa Bianca hanno informato il presidente che questa linea sarà sempre più difficile da mantenere dopo la scadenza di settembre, quando è atteso il rapporto del comandante delle truppe David Petraeus e dell'ambasciatore Ryan Crocker sull'impatto della strategia di rinforzi decisa in gennaio.
Molti repubblicani vogliono vedere progressi chiari per quella data, non il bicchiere semivuoto emerso la scorsa settimana in un dossier preliminare diffuso dalla Casa Bianca.
Questo messaggio è stato trasmesso a Bush che ha fatto una visita improvvisata a Capitol Hill per incontrare parlamentari e funzionari del suo partito. Nell'incontro, riferito da fonti anonime per il suo carattere privato, il presidente ha ribadito che non ripenserà le sue strategie in Iraq prima di settembre.
Bush ha detto anche di non aver alcuna fiducia che l'Onu possa colmare il vuoto lasciato da un eventuale ritiro delle truppe americane dall'Iraq. L'incontro è avvenuto alla vigilia del colloquio alla Casa Bianca tra il presidente e il segretario generale Ban Ki-moon che ieri aveva avvertito, in una conferenza stampa all'Onu, che la comunità internazionale non può permettersi di abbandonare l' Iraq e aveva messo in guardia Washington da un ritiro "repentino" delle truppe che avrebbe come effetto un "ulteriore deterioramento" della crisi.
Da Baghdad intanto il capo degli Stati Maggiori uscente Peter Pace ha detto di aver notato "un mare di cambiamento" in positivo nella sicurezza in Iraq negli ultimi mesi.
Pace ha detto che questo influenzerà il rapporto che gli Stati Maggiori devono presentare a Bush in settembre in parallelo a quello atteso dal generale David Petraeus, comandante delle truppe in Iraq , e dall'ambasciatore Ryan Crocker. Ieri il generale aveva detto che il suo ufficio sta studiando varie opzioni, una delle quali prevedeva ulteriori rinforzi se Bush dovesse ritenere che la strategia decisa a gennaio, con l'immissione di 30 mila uomini nelle zone di guerra, avesse bisogno di venir consolidata

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