L'intervento/ Lettera aperta di Turano a Ferrigno. Analisi e diktat
Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera aperta del senatore Renato Turano all'on. Salvatore Ferrigno.
Caro Ferrigno, nell'intervista che hai rilasciato al sig. Salvatore Vigna, apparsa sul NIP, newsitaliapress n° 112/anno XIV, 18/06/07, noti che non sono certo famoso per le mie analisi.
C'è chi è famoso perché ha inventato la cura a gravi malattie, c'è chi è famoso perché ha vinto un premio Nobel, c'è chi è famoso perché è la persona più ricca della terra, c'è chi è famoso perché ha ricevuto un avviso di garanzia mentre presiedeva una riunione di capi di governo. Poi ci sono i santi, famosi perché fanno miracoli, ci sono i giocatori di calcio, perché fanno tanti goal. E poi ci sono quelli come me che non sono né santi, né calciatori, né premi Nobel, né inventori di elisir di lunga vita, né tra i più ricchi della terra.
Beh! Finora le mie analisi hanno dimostrato però che a qualcosa ci azzecco: ho una stupenda famiglia e una carovana di nipotini; ho una azienda che è un fiore all'occhiello della città di Chicago, sono Chairman dell'Associazione nazionale che rappresenta il settore nel quale opera la mia azienda, e, grazie ad analisi della mia vita, della mia coscienza, e della comunità, analisi dimostratesi molto accurate, ho vinto una elezione politica che pochi davano per possibile. E certamente non avrei potuto raggiungere queste mete se l'inerzia fosse stata parte del mio costume.
Con il viceministro Franco Danieli ho avuto il piacere di condividere un (leggi UNO, come in numero 1) viaggio negli Usa durante il quale siamo andati a spasso insieme, lo ammetto, ma ricordo anche che assieme a noi, in questa passeggiata c'erano diverse migliaia di italiani, di italoamericani e di americani che, come noi e con noi, marciavano in una parata per commemorare il Columbus Day.
Ti sbagli, e di grosso, quando affermi che quanto successo a Roma durante la visita di Bush, mi abbia lasciato indifferente. Non ho condiviso il modo con cui è stato ricevuto, ma ti ricordo ciò che lo stesso Bush ha detto sulle dimostrazioni, e cioè che in un Paese libero e democratico tutti hanno il diritto di dimostrare. Forse non ti rendi conto, o forse ti fa soffrire, il fatto che l'Italia è un Paese libero e democratico, cioè è una democrazia, e pertanto, come dice Bush, gli italiani hanno il diritto di esprimere le proprie opinioni, con tanto di garanzie costituzionali. Ma forse non dovrei sorprendermi dato che ti accompagni (politicamente) con persone che professano fideismo.
Anche sulle mie alleanze apparentemente hai mancanze di memoria o feficit di attenzione, o forse soffri di "tunnel vision" e dimentichi che sono un senatore della Repubblica Italiana nel gruppo dell'Ulivo, candidatomi con l'Ulivo nella coalizione dell'Unione, coalizione che comprende persone libere e indipendenti di pensare come credono. Così come lo sono i tuoi alleati della Casa delle Libertà, da Berlusconi, il fondatore del tuo partito assieme a Dell'Utri, a Fini, ex missino di Almirante e collega parlamentare del famoso, lui sì famoso, onorevole Tremaglia, alla Mussolini, dura e pura (ancora!), ai separatisti della Lega Nord. Se non avessimo vinto le elezioni, forse, ora sul nostro passaporto invece che Repubblica Italiana, ci sarebbe qualche altra dizione, tipo Berlusconia, o Bossia, o...
Nella nostra coalizione non esistono diktat. Ci sono posizioni e strategie che ho condiviso e continuo a condividere perché la mia coscienza le condivide e nessuno mi ha mai imposto nulla.
Sui danni arrecati alle relazioni tra l'Italia e gli Stati Uniti, ti suggerirei di fare un po' più di attenzione alle tue analisi, perché per danneggiare ciò che esiste e che continua ad esistere e che continuerà ad esistere tra i nostri due Paesi ci vuole molto, ma molto di più di una dimostrazione di piazza, per quanto irriverente possa essere.
Sinceramente,
Renato Turano
p.s.: a proposito delle passeggiate. Mi arrivano rimproveri da parte dei miei elettori, e non, perché non partecipo sufficientemente alle feste e agli incontri della comunità degli Usa, come invece, mi dicono, fa l'onorevole Ferrigno. Vorrà dire che, se passeggi così frequentemente nella nostra comunità degli Usa, alla Camera dei deputati non hai molto da fare. Beato te.
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