Dall'Italia

Tommaso Onofri

Processo Onofri. A Raimondi 20 anni. Assolto Barbera

19-07-2007

BOLOGNA. Salvatore Raimondi merita la pena massima per aver rapito e causato, pur senza volerlo, la morte di Tommaso Onofri. Pasquale Barbera viene assolto perché non ha commesso il fatto.
Il gup di Bologna Rita Zaccariello ha emesso la prima sentenza sul caso di Tommaso Onofri, sequestrato e ucciso a Casalbaroncolo (Parma) il 2 marzo 2006. Il rito abbreviato garantisce uno sconto di pena di un terzo all'ex pugile Raimondi, la condanna è a 20 anni. A Bologna si chiude un atto della vicenda che l'anno scorso scosse l'Italia. È solo un passaggio: il 21 settembre a Parma saranno giudicati con rito ordinario Mario Alessi, il muratore siciliano accusato di aver rapito e materialmente ucciso sul greto del fiume Enza il bimbo di 17 mesi, perché spaventato dall'arrivo di una volante.
Sarà giudicato assieme alla sua compagna, Antonella Conserva, accusata del sequestro. Andranno a dibattimento, rinunciando così allo sconto di pena dell'abbreviato.
Scelta definita "un suicidio" dal procuratore aggiunto della Dda di Bologna, Silverio Piro. Ieri, Pasquale Barbera, il capomastro di 33 anni - amico degli Onofri al punto che, raccontò, "ci si scambiava i vestitini del bambini" - è uscito in lacrime dal palazzo che ospita Procura e uffici dei Gip. "È la fine di un incubo".
Per l'accusa fu lui che raccontò ad Alessi della florida situazione economica degli Onofri, che l'aiutò a portare via il cane per evitare abbaiasse la sera del sequestro.
Ma contro Barbera, evidentemente, c'era troppo poco: c'era soprattutto la parola di Alessi, cui però gli stessi inquirenti non credono quando accusa Raimondi di aver ucciso il piccolo. È vero, non ha alibi per la sera del sequestro, ma paradossalmente, ha spiegato l'avv. Alessandro Conti, "é una fortuna. Alessi dice che non partecipò al sequestro perché voleva avere un alibi". Conti parla di una "sentenza giusta che lo riabilita". L'assoluzione del capomastro per Lucia Musti e Silverio Piro, i due magistrati della Dda bolognese che condussero l'inchiesta, non inficia la posizione dell'accusa in vista del processo parmigiano: "Il fatto che Alessi non sia credibile l'abbiamo detto anche noi. Che non sia creduto quando accusa Barbera non mina il quadro" hanno spiegato i pm. Per il resto hanno parlato di "piena soddisfazione", pur riservandosi, una volta lette le motivazioni di ricorrere in appello.
L'assoluzione era in parte attesa: prima il gip, poi il riesame, si erano espressi contro la richiesta di custodia cautelare chiesta dalla procura. Una scelta investigativa difesa da Musti: "La pressione mediatica ci chiedeva di arrestarlo, noi abbiamo raccolto gli elementi di prova e li abbiamo portati davanti al giudice".
A Raimondi, hanno ribadito i magistrati, non andavano concesse le attenuanti per la collaborazione, dato che confessò solo dopo aver saputo che c'era la sua impronta sullo scotch con cui erano stati legati gli Onofri, e la Conserva, di cui svelò il ruolo, era già nel mirino di polizia e carabinieri. Il legale di Raimondi, Franco Cavalli, ha detto che "era preparato". Confida in una riduzione di pena in appello. Nonostante questo Salvatore ieri ha chiesto "scusa alla famiglia. Sono stato vittima della mia inesperienza - ha detto - Tutto quello che dovevo fare era guidare uno scooter per dieci minuti".
In aula c'era solo lo zio di Tommy, Cesare Fontanesi. Paolo Onofri, il padre, era rimasto fuori. "Non riesco a risentire tutto da capo" ha spiegato. "Ci rimettiamo a giustizia" ha detto dopo la sentenza. Vi aspettavate cose diverse? Hanno incalzato i cronisti. "No, ora vedremo andando avanti".
Ma quando gli hanno chiesto dell'assoluzione di Barbera, un tempo suo amico, si è limitato a dire: "Così il giudice ha deciso".

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