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Doping. Squalificato per due anni Gibilisco del mondo di salto con l’asta

19-07-2007

ROMA. Nessuno sconto, Giuseppe Gibilisco può dire addio anche ai Giochi di Pechino. Aveva sperato ieri, nelle interminabili due ore e mezza di camera di consiglio, che la commissione giudicante della sua Federazione rivedesse la pesante richiesta già formulata dall'accusa: e invece la mano dei giudici di casa è stata pesante come quella dei pm dell'antidoping del Coni. Due anni di squalifica, a partire da ieri. E così niente mondiali di Osaka di fine agosto, ma soprattutto niente Olimpiadi. E forse addio per sempre anche alla pedana, a quell'asta che solo quattro anni fa a Parigi lo aveva fatto volare fino all'oro mondiale. Ma c'é anche la 'carriera' in Guardia di Finanza a tremare: da subito Gibilisco non è più un atleta delle Fiamme Gialle. Il Gruppo sportivo ha infatti avviato la procedura perché sia "dismesso dall'attività agonistica": l'ex campione diventa un finanziere normale (verrà destinato in qualche ufficio), e poi la sua posizione sarà valutata anche sul piano dell'aspetto disciplinare. Insomma rischia di uscire dal corpo. Un finale tutt'altro che lieto per uno degli atleti di punta della nazionale: l'organo di giustizia della Fidal non ha raccolto le richieste della coppia di legali - Antonio Fiorella e Lorenzo Condemi - che al termine dell'arringa difensiva degna di un foro penale aveva chiesto il proscioglimento da ogni accusa per l'azzurro. Per la commissione presieduta da Sergio Rosa Gibilisco ha almeno tentato l'uso del doping: a inchiodarlo la frequentazione con uno dei medici più chiacchierati dell' ambiente sportivo, quel Carlo Santuccione al centro dell' inchiesta Oil for Drug, ma già indagato in passato in altre inchieste di doping, che sta trascinando all'inferno diversi atleti di livello. Perché rivolgersi a un medico di dubbia fama potendo usufruire di personale sanitario della federazione e delle Fiamme Gialle, la domanda rivolta ancora all'atleta. "Loro non volevano che prendessi integratori, e allora mi sono rivolto a Santuccione, che mi ha prescritto solo sostanze lecite" ha ribadito l'astista durante il dibattimento. Ma i giudici hanno creduto alla ricostruzione fatta dalla Procura - presente il vice, Franco Cosenza - sulla base degli atti dell'inchiesta penale. Che pure aveva archiviato la posizione, elemento questo su cui la difesa ha cercato di fare leva. "Non ci sono prove, ma solo indizi - ha insistito l'avvocato Fiorella, che aveva costretto in avvio la commissione a fare una pausa per la richiesta di acquisizione di atti di cui la difesa era peraltro già in possesso - non ci sono fatti nuovi tali da superare la decisione presa dalla procura di Latina". Tante le ombre sull'ex campione trapelate dalle conversazioni intercettate del maggio 2004 allo studio di Santuccione: si parla di iniezioni sottocutanee (per i Nas che hanno condotto le indagini è sintomatico dell'uso di ormoni peptidici), di Testovis, uno steroide anabolizzante, e poi c'é l'agenda trovata durante la perquisizione a Formia con annotate le lettere A-P-G, che secondo l'accusa rappresenterebbero il ciclo di sostanze dopanti, l'ultimo il Gh, così come confermato da altri atleti finiti nella bufera. Ma certo mai una positività riscontrata. "Non ho mai evaso un test - l'ultima difesa di Gibilisco - il centro di preparazione di Formia era aperto a tutti, Wada, Iaaf, Ministero della Salute - Solo due volte ho saltato i controlli, ma informando preventivamente la federazione internazionale". Non è servito: e alla fine la lettura della sentenza piomba sull'azzurro, confortato durante l'attesa da un amico venuto apposta per il processo. "La commissione infligge...", due anni, un'infinità per un atleta che quando esce dalla sua federazione è già un ex. "Faremo appello di sicuro - tuona stavolta senza dribblare flash e telecamere - mi ritrovo in un casino senza sapere perché. Da Pechino a Pachino, ma voglio le motivazioni di questa decisione". Arriveranno tra una settimana, poi l'iter per il ricorso fino all'ultimo grado davanti al Tas di Losanna. Ma per Gibilisco, tramontato anche il sogno olimpico, la parola fine appare scritta.

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