Dagli USA

Profugo cubano arriva in America dopo tre tentativi falliti

19-07-2007

WASHINGTON. Il suolo americano lo ha potuto finalmente toccare, ma solo con le mani: i piedi, insieme alle gambe, li ha visti disintegrare nel 1992 su una mina, nel primo tentativo di raggiungere l'America. Amado Veloso Vega, un profugo cubano, ha coronato un sogno inseguito a lungo, arrivando negli Usa da eroe dopo 15 anni di falliti tentativi e arresti sull'isola di Fidel Castro. "Non posso credere che sono davvero a Miami - ha detto Veloso al quotidiano ispanico della città, El Nuevo Herald - ho una gran voglia di ridere, perché ho sofferto abbastanza a Cuba, dove ero un morto che cammina". L'oppositore del regime castrista ha fatto tappa in Florida prima di raggiungere la propria nuova casa a Louisville, in Kentucky, messa a disposizione dalla Conferenza dei vescovi cattolici degli Usa, che ha sponsorizzato il suo visto.
Veloso, 36 anni, è arrivato da Guantanamo, dove la sua odissea di profugo era cominciata 15 anni fa. Un giorno del 1992, aveva strisciato in mezzo al filo spinato che separa la base navale americana dal resto di Cuba, tentando di entrare negli Usa nel modo più pericoloso: facendo uno slalom tra le mine che dividono il confine tra due stati che si odiano da quasi mezzo secolo. Una pattuglia dell'esercito cubano lo aveva intercettato e aveva cominciato a sparare. Impaurito, Veloso aveva fatto un passo falso, saltando su una mina. Il profugo ha raccontato di aver pensato che sarebbe morto dissanguato: "I soldati cominciarono a giocare con me, infilzandomi le mani con le baionette". Poi però lo condussero in ospedale, dove un medico tenace riuscì a salvargli la vita. Veloso a quel punto era però un paria. Gli ospedali dell' Avana gli rifiutarono le protesi per le gambe, che servivano "per i rivoluzionari e i combattenti di ritorno dall'Angola" e l'uomo - condannato a due anni di arresti domiciliari - fu abbandonato anche da familiari e amici.
Nel 1994 tentò una nuova fuga su un'imbarcazione di fortuna, ma fu catturato. Per anni, Veloso è stato protagonista di tentativi di lasciare il paese e successivi arresti. La sua affiliazione con gli attivisti anticastristi della Cuban American National Foundation di Francisco Chaviano (ora in carcere) e del defunto Jorge Mas Canosa, insieme all'appoggio alla sua causa da parte di esponenti di origine cubana del Congresso, non potevano che aggravare la sua posizione all'Avana. Ma grazie ai contatti americani, fu in grado di procurarsi protesi per le gambe e una sedia a rotelle.
Nel settembre 2006, Veloso è riuscito a fuggire su una imbarcazione di tubolari d'alluminio. Intercettato in mare dalla Guardia costiera Usa, ha trascorso nove mesi nella base di Guantanamo, lavorando come assistente nel circolo del bowling dei militari. E ora è arrivato il visto per motivi umanitari che gli ha aperto le porte dell'America, con un'accoglienza da eroe nella Little Havana di Miami.

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