Economia

Alitalia. Padoa-Schioppa: "O si vende o si liquida"

di Paolo Rubino

20-07-2007

ROMA. si vende, o si liquida: indica senza mezzi termini il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa. "Ci sono varie alternative" da discutere, dice il vicepremier Francesco Rutelli. Il governo riapre il dossier Alitalia, ora che la gara per la privatizzazione è fallita. Ma i conti in rosso, dopo mesi passati con le strategie industriali congelate nell'attesa del passaggio del controllo ai privati, non lasciano alla compagnia il tempo di indugiare ancora.
Le linee guida per un nuovo piano industriale triennale, messe a punto dal "superdirettore" Giancarlo Schisano, arrivano oggi sul tavolo del consiglio di amministrazione. Una riunione convocata mercoledì, immediatamente dopo la notizia del fallimento della gara del Tesoro. Il cda ne prenderà atto per ufficializzare che ora la mission è cambiata: il presidente Berardino Libonati, giurista, esperto di diritto fallimentare chiamato da Padoa-Schioppa per traghettare Alitalia nelle mani di un nuovo azionista, non ha più davanti a se un orizzonte di poche settimane.
Se negli ultimi mesi tutte le opzioni strategiche erano state congelate per attendere un nuovo socio di controllo, con un suo piano, ed i suoi uomini per realizzarlo, ora servono strategie e obiettivi, serve un piano industriale. Mentre girano le prime voci sulla possibilità di un cambio al vertice, si ripartirà, secondo prime indiscrezioni, dalla ristrutturazione del network delle rotte, focalizzzando l'attenzione sulle intercontinentali, riaprendo tratte ritenute più redditizie, e chiudendo altre non più convenienti. Ci sarà così anche una prima sforbiciata ai costi. Con un piano che rivedrà l'equilibrio tra i due hub di Malpensa e Fiumicino, probabilmente puntando di più su Roma.
È probabile che il Cda possa anche esaminare un aggiornamento sull'andamento dei conti. Il quadro è delicatissimo. Alitalia lavora in perdita e ad un ritmo di oltre 1,6 milioni di euro persi ogni giorno (147 milioni di euro ante imposte persi nei primi 3 mesi del 2007). Pesa un indebitamento oltre quota un miliardo di euro. "Quando c'é un male bisogna amputare. E quando i conti vanno male bisogna portare i libri in Tribunale. Più tardi si portano peggio è", dice il ministro delle Infrastrutture Antonio di Pietro: "Si venda anche a un euro, se si trova chi la risana, oppure la si faccia fallire". Parole che non sono piaciute al ministro competente, il titolare dei Trasporti Alessandro Bianchi: "Eviterei di fare fughe in avanti e di dire cose non meditate - commenta - Questa cosa va meditata e serve un po' di tempo", commenta.
Incombe lo spettro del fallimento, ricorre nei commenti. Ma per quanto la situazione sia difficile Alitalia ha ancora soldi in cassa. L'ultimo Cda sui conti ha confermato che la liquidità é sufficiente "alla copertura dei fabbisogni generati dalla gestione operativa, finanziaria e per investimenti per oltre 12 mesi". Tesi condivisa dagli analisti. Se non cambiano le cose, ha indicato JPMorgan che ha recentemente aggiornato al ribasso le sue stime, la compagnia dovrà fare i conti con una crisi di liquidità "a tempo debito": nei prossimi tre anni perderà soldi, e nel 2008 vedrà il debito salire a quota 1,4 miliardi, ma solo nel 2009 prosciugherà gli ultimi fondi.
Intanto l'azionista non può fare iniezioni di risorse fresche, perché sarebbero aiuti di stato vietati dall'Ue. Resta l'obbligo di riduzione del capitale (con una eventuale ricapitalizzazione) per perdite oltre un terzo, ma la scadenza è lontana, nel 2009. Così, come dice Padoa-Schioppa al Corriere della Sera, "oltre la vendita c'é soltanto la liquidazione". Ed il Governo, fallita la gara, sta "esplorando le alternative, per capire quali altre modalità ci siano per cedere il controllo della compagnia". Intanto scivola il titolo a Piazza Affari: -3,10%, a 0,747 euro, vicino al minimo storico.

 

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