La politica

Palermo. Veltroni a casa impastato

Veltroni e la sua strategia antimafia

di Alfredo Pecoraro

20-07-2007

PALERMO. No all'abolizione dell'ergastolo; maggiore rigore nell'applicazione del 41 bis e un testo unico contro la criminalità organizzata.
È il 'manifesto antimafia' che Walter Veltroni ha lanciato ieri, in occasione della sua visita a Palermo. Dalla stele sull'autostrada di Capaci che ricorda Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, a via D'Amelio, dove saltarono in aria Paolo Borsellino e i cinque 'angeli custodi' della polizia di Stato.
Ma il clou della missione antimafia di Veltroni è stata la visita nella 'Casa della memorià a Cinisi, dove documenti, foto, ritagli di giornale, le audio cassette di 'Radio Aut', ricordano l'impegno di Peppino Impastato, ucciso il 9 maggio del '78 da Tano Badalamenti, il boss che abitava a cento passi.
Quella di Veltroni non è stata solo una giornata di commemorazioni, cominciata con il momento di raccoglimento davanti alla stele di Capaci, ma anche di incontri e impegni di natura politica. Nel palazzo di giustizia, per la cerimonia organizzata dall'Associazione nazionale magistrati (Anm) per il 15/o anniversario della strage di via d'Amelio, Veltroni s'é intrattenuto per qualche minuto con il procuratore capo Francesco Messineo. Poi, accompagnato dal capogruppo dell'Ulivo alla Camera Dario Franceschini, è andato a Cinisi dove, a fianco di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, ha anticipato, da futuro leader del primo partito del centrosinistra, "che la lotta alla mafia sarà un'asse dell'azione del Pd", annunciando che "il partito dovrà elaborare un testo unico sulla mafia in modo da rafforzare lo Stato e la magistratura".
"Penso anche a migliorare il 41/bis ha aggiunto in modo da interrompere sul serio le relazioni di chi è detenuto al carcere duro con l'esterno e allo stesso tempo a rafforzare lo strumento dei collaboratori di giustizia". Perché, ha osservato Veltroni, "con gli arresti di Riina e Provenzano è stato assestato un duro colpo a Cosa nostra, ma la mafia non è stata sconfitta, è viva e domina ancora".
Nel suo 'manifesto antimafia' non c'é spazio per l'abolizione dell'ergastolo, misura prevista nell'ambito della riforma del codice penale. "Sono contrario all'abolizione ha avvertito Quelli come Riina, Provenzano o coloro che hanno premuto il bottone per fare scoppiare il tritolo in via D'Amelio e a Capaci non devono poter pensare di uscire dal carcere dopo aver ucciso. Abolire l'ergastolo sarebbe un messaggio terribile".
Visibilmente emozionato, è entrato nella 'Casa della memoria' a Cinisi, "un luogo in cui è stata scritta una delle pagine più importanti nella lotta alla mafia, non solo per la Sicilia e non solo per l'Italia". E sul registro, dove chiunque visita la 'casa' può lasciare una frase, il sindaco di Roma ha scritto "Un luogo di coraggio semplice, una casa di persone che amano la legalità e l'Italia. Con affetto per Peppino".
Dopo aver parlato pubblicamente a una settantina di persone davanti alla 'casa', con pochissima gente comune ad assistere e le persiane delle palazzine vicine ancora una volta chiuse, Veltroni ha pranzato nella pizzeria della famiglia Impastato, gustando caponata, panelle (farina di ceci fritta), milza e arancine con carne (polpetta di riso). Ma prima di andare via, Veltroni ha fatto una promessa: "Il 9 maggio del prossimo anno sarò qui a Cinisi per la grande manifestazione nazionale per i trent'anni dell'assassinio di Peppino Impastato". E forse lo sarà da leader del Pd.

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