Dall'Italia

Gup riconosce parte civile il convivente di un omosessuale

20-07-2007

ROMA. Vivevano insieme da 25 anni. Una coppia a tutti gli effetti, anche per i vicini di casa. Ma la prima legittimazione di quel legame omosessuale è giunta, paradossalmente, dopo che quello stesso legame è stato reciso per sempre dalla morte violenta di uno dei due partner, ucciso nel suo appartamento da un rapinatore rumeno. Con una decisione inattesa il gup del tribunale di Roma, Claudio Carini ha riconosciuto ieri come parte civile il convivente di un omosessuale, Roberto Chiesa, ucciso a Roma il 7 marzo scorso. Il gup ha ammesso al processo Mario Chinazzo, 67 anni, riconoscendogli il "danno diretto e consequenziale" per l'omicidio. Anche la sorella di Chiesa, Graziella, è stata ammessa a partecipare al processo che comincerà l'8 novembre prossimo. Il giudice non ha ammesso, invece, come parti civili il comune di Roma e l'Arcigay.
La sera del 7 marzo scorso nel suo appartamento di via Faloria, in zona San Giovanni, fu trovato nel suo appartamento il cadavere di Roberto Chiesa. L'omicida, un rumeno di 23 anni, Georga Alin Chisereu, ammise le sue responsabilità dopo la cattura. Il gup ha chiesto una perizia per Chisereu, che dopo aver ucciso Chiesa, sgozzandolo, gli svaligiò l'appartamento. Mario divideva l'appartamento con Claudio Chinazzo, oggi presente all'udienza.
"Avevo molti dubbi sul fatto che sarebbe stata accolta la costituzione di parte civile - ha detto Chinazzo, visibilmente commosso dopo la decisione del giudice - mi spiace che non si stata accolta quella del Comune. Ho diviso la vita con Mario per 25 anni e avevo il terrore che non mi riconoscessero nulla dopo la sua morte. Mi faceva star male il pensiero di non essere nessuno per la legge".
"Durante l'istruttoria - ha aggiunto - cercavo di informarmi sullo stato delle indagini ma non avevo risposte perché per il pm non ero nessuno e non avevo diritti. Questa decisione mi ha tolto un peso".
"Il tribunale di Roma ha compiuto una decisione storica che non potrà che fare giurisprudenza" ha commentato il presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso. "È un ulteriore segnale - ha detto - che qualcosa sta cambiando, dato dai magistrati alla politica. Questi atti della magistratura recepiscono una esigenza profonda della società e riconoscono, ancor prima che lo faccia la politica, il valore sociale di tutte le convivenza omo ed eterosessuali. E il fatto che le convivenze abbiano valore sociale non lo dice Arcigay ma lo dice la costituzione".
"Il Parlamento - ha concluso - non potrà continuare a rimanere sordo di fronte a tutti questi continui piccoli passi compiuti dalla magistratura per far diventare l'Italia una nazione veramente europea. Speriamo che il Parlamento agisca presto ponendo fine July 19, 2007a questi calvari con una legge veramente giusta".

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