La politica

Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani

Pensioni. Guerra di quote nel centrosinistra

di Fabrizio Nicotra

20-07-2007

ROMA. È ancora guerra di quote nel centrosinistra. La maggioranza non ha ancora chiuso l'accordo sulla riforma delle pensioni. Se infatti Piero Fassino (salvo poi correggere il tiro) dice che l'intesa è pronta, Rifondazione comunista risponde fredda: "Non ci risulta".
Romano Prodi è al lavoro da ieri mattina e tenta il rush finale. Il presidente del Consiglio ha visto i vicepremier Massimo D'Alema e Francesco Rutelli, i ministri dell'Economia e del Lavoro, Tommaso Padoa Schioppa e Cesare Damiano, il sottosegretario Enrico Letta. E in tarda serata sono arrivati a Palazzo Chigi i sindacati.
Prodi vuole chiudere, innanzitutto con Cgil, Cisl e Uil e poi presentarsi oggi in Consiglio dei ministri con l'accordo in tasca. A quel punto, è la riflessione che fanno da giorni i suoi, ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Il governo starebbe ancora ragionando sulla quota 96, ovvero sulla possibilità di andare in pensione una volta raggiunta quella cifra sommando l'età anagrafica e gli anni di contributi versati. Ma Prc, e soprattutto i sindacati, non sembrano assolutamente d'accordo. E allora è possibile che l'intesa si raggiunga abbassando a 95.
Il problema resta sempre quello della copertura e i tecnici del Tesoro sarebbero impegnati in queste ore in continue proiezioni per verificare la praticabilità dell'ipotesi. Questo spiegherebbe il perché del ritardo nella convocazione dei sindacati, arrivata per le 22,00.
Nel governo si respira un cauto ottimismo e ambienti vicini a D'Alema raccontano che il ministro degli Esteri registra un clima positivo, con l'esecutivo unito su una proposta seria e ragionevole. Nel centrosinistra, sebbene ambienti parlamentari dell'Ulivo assicurino che la situazione si sta sbloccando e che si va verso un'intesa, il clima resta teso. E allora, a fronte all'ottimismo di Fassino ("L'accordo c'é, è pronto"), ecco la brusca frenata del Prc: "Spero che Fassino abbia ragione dice il capogruppo alla Camera Gennaro Migliore ma al momento a noi la trattativa non risulta chiusa definitivamente".
Sebbene lo stesso Migliore ammetta che si intravede una schiarita, il portavoce del leader dei Ds deve comunque fare esercizio di equilibrismo e precisare: "Fassino ha espresso la convinzione che l'azione paziente di tessitura di queste settimane del ministro Damiano abbia ormai realizzato le condizioni per una soluzione ragionevole e equilibrata sulle pensioni. Naturalmente tale accordo si potrà dire 'fattò solo a conclusione del confronto governo sindacati".
Il momento è delicato, tanto è vero che il segretario del Pdci Oliviero Diliberto si dice preoccupato e spiega che il partito farà una valutazione solo dopo aver conosciuto la proposta di Prodi. Sono ore decisive e, come nella migliore tradizione, il finale arriverà soltanto a notte inoltrata. Ma si tratterà della fine del primo tempo. Perché oggi, sempre che abbia incassato il via libera dei sindacati, il premier affronterà il Cdm per vedere se la sintesi può soddisfare le due anime dell'Unione: i riformisti e la sinistra radicale. Ma se i sindacati avranno detto sì, diventerà difficile per chiunque far saltare il banco.
Proprio il ragionamento fatto più volte negli ultimi giorni da Palazzo Chigi: chi avrà il coraggio di assumersi la responsabilità di una crisi di governo, quando lo stesso governo ha alzato le pensioni basse e e le minime e ha portato a casa l'ok di Cgil, Cisl e Uil sulla riforma della previdenza?
Il centrodestra intanto non manca di sottolineare le difficoltà degli avversari. Il presidente di An Gianfranco Fini ribadisce che nel centrosinistra "un accordo sulle pensioni è impossibile". Mentre Silvio Berlusconi vede un governo "debolissimo, sull'orlo del precipizio" e una maggioranza che starebbe implodendo su tematiche simili a quelle che portarono alla crisi nel '98. Considerazioni valide, per il Cavaliere, anche se alla fine Prodi riuscisse ad ottenere l'intesa sulla previdenza.

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