Dall'Italia

Borsellino. Giornata in memoria. Il fratello chiede di fare piena e completa luce

20-07-2007

PALERMO. È stata una giornata della memoria per così dire "ufficiale", cominciata con i bambini delle elementari in via Mariano D' Amelio a ricordare il 15/esimo anniversario della strage in cui furono uccisi il procuratore aggiunto Poalo Borsellino e gli agenti della polizia di Stato Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cusina, Claudio Traina e Vincenzo Limuli, e terminata con la fiaccolata nel centro di Palermo organizzata da Azione giovani con il presidente di An Gianfranco Fini. E nel mezzo il ricordo dei magistrati, la visita del sindaco di Roma Walter Veltroni, del capogruppo dell'Ulivo alla Camera Dario Franceschini, e del presidente del Senato Franco Marini che ha deposto una corona di alloro in via D' Amelio dicendo di provare "grande emozione per essere a Palermò.
"Occorre valutare con estrema attenzione tutti i nuovi indizi che emergono - ha detto ancora Marini - , per fare piena e completa luce sulle circostanze in cui maturarono quei tragici eventi, indagando senza alcun limite se non l'attenta ricerca della verità".
"Bisogna dare risposte al paese - ha aggiunto - che chiede ancora di sapere come e perché lo Stato possa essere stato attaccato, colpito anche se non vinto, da coloro che uccisero Borsellino e Falcone".
Ma nelle cerimonie nella stessa via teatro della strage, davanti all'ulivo che ricorda l' eccidio, non c' erano i palermitani, la città normale, quella degli impiegati, dei commercianti, degli studenti, delle casalinghe. Forse ricordare la strage 15 anni dopo in una giornata calda e soffocante è pesante. Non c' erano persone affacciate ai balconi in via D'Amelio, non vi sono mazzi di fiori che fino ad alcuni anni fa le persone lasciavano con un biglietto con una frase di speranza per il futuro, non ci sono teli bianchi con scritte antimafia appesi sui balconi palermitani perché anche il "comitato dei lenzuoli" sorto spontaneamente dopo le stragi del '92 si è andato via via spegnendo fino a scomparire.
Se n'é accorto anche Salvatore Borsellino, 65 anni, imprenditore che vive a Milano, fratello di Paolo che invoca la verità sulla strage. "Penso sia ora di dire basta alle cerimonie - dice - alle parate della politica e che sia venuto il tempo della verità di sapere perché è stato assassinato Paolo".
"Mio fratello - aggiunge - penso sia stato dimenticato dalla gente comune, dai palermitani soprattutto. Il movimento di opinione che si era formato dopo le stragi è via via andato scemando. Forse ciò sta nelle cose. Ma vedo anche disattenzione della grande stampa".
"Anche mia sorella Rita che è una donna che sa parlare al cuore della gente - aggiunge - è troppo buonista e fa troppa politica. Bisogna avere la forza di gridare di chiedere la verità a gran voce. Ho visto che il giudice Ingroia riprende una parte di ciò che ho scritto nella lettera aperta, che parla dell'agenda rossa di mio fratello".
La città vera, la cosiddetta società civile, 15 anni dopo non sembra più attenta come prima alla memoria. Rimangono poche centinaia di persone, di ragazzi, di bambini, organizzati dagli insegnanti, dall'Arci, dalle associazioni a sostenere il ricordo terribile di 15 anni fa. Come quei giovani dell'Agesci che martedì notte, fino alle 6 di ieri mattina, hanno partecipato alla veglia in via D'Amelio, in memoria di Paolo Borsellino. Ma quel ricordo, ha scritto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alla vedova di Paolo Borselino, Agnese "nel rinnovare di anno in anno lo sdegno dell'intera collettività, ha contribuito a far maturare una più diffusa e radicata coscienza civile ed a promuovere un rinnovato impegno per il consolidamento dei valori fondanti della nostra Repubblica: legalità, solidarietà e libertà, contro ogni forma di sopraffazione e violenza".

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