Dall'Italia

Battesimo Macrì, da poco preside

Concorsi per dottorati truccati. Arresti a Messina

21-07-2007

MESSINA. Concorsi per dottorati truccati, pressioni su componenti delle commissioni d'esame per favorire parenti e amici di docenti, fondi pubblici assegnati per progetti di ricerca utilizzati per finte trasferte e serviti in realtà per comprare autovetture. C'é questo ed altro nell'inchiesta della Dda di Messina che s'é abbattuta sull'Università, con cinque persone arrestate, tra cui il preside della facoltà di Veterinaria Battesimo Macrì, e nuovo veleno su quello che Nichi Vendola (Prc), quando era componente dell'Antimafia, definì un 'verminaio'.

Dunque dopo le indagini sulla compravendita di esami, sugli appalti pilotati e sull'assassinio del professore Matteo Bottari, la nuova inchiesta apre nuovi scenari attorno all'Ateneo e al Policlinico, col rettore Francesco Tomasello indagato.

Il ministro dell'Università, Fabio Mussi, ha annunciato l'invio degli ispettori, chiedendo al Consiglio di Stato "quali sono i poteri che il ministro può esercitare e i provvedimenti che può adottare di fronte a episodi gravi e diffusi, ivi compresa l'ipotesi di commissariamento dell'Università in quanto ente pubblico".

Nel mirino degli inquirenti sono finiti due concorsi alla facoltà di Veterinaria e la gestione del progetto 'Lipin' con contributi della Regione Sicilia. Battesimo Macrì, da poco preside di Veterinaria, è finito ai domiciliari per avere favorito il figlio Francesco, al quale, secondo l'accusa, avrebbe fatto vincere il concorso per professore associato in chirurgia veterinaria, ma anche per avere spinto un altro giovane nell'assegnazione di un dottorato di ricerca. Macrì, secondo gli inquirenti, avrebbe cercato di condizionare alcuni colleghi, componenti della commissione universitaria, per raggiungere il suo obiettivo.

Nel registro degli indagati, a seguito dei ricorsi al Tar e al Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) presentati dagli aspiranti docenti esclusi, sono finiti anche il rettore Francesco Tomasello, il consulente dell'area legale Raffaele Tommasini, l'ex preside di Clinica medica Signorino Germanà e il docente Pietro Niutta. Secondo i pm Antonino Nastasi e Adriana Sciglio, gli indagati avrebbero avvalorato la regolarità dei due concorsi.

I magistrati hanno chiesto la sospensione dalla funzioni del rettore, del suo consulente legale, di Germanà e Niutta, ma la richiesta non è stata accolta dal gip, Antonino Genovese, che intende prima chiarire la vicenda interrogando gli indagati. Nell'ambito del secondo troncone d'indagine, che riguarda il progetto 'Lipin', in carcere sono finiti il professore Giuseppe Piedimonte, responsabile dell'area progettazione dell'Università, e il suo segretario Stefano Augliera. Ai domiciliari Eugenio Capodicasa, funzionario del Rettorato, già indagato in un procedimento connesso all'omicidio del docente Matteo Bottari (conclusosi con l'assoluzione) e la moglie Ivana Saccà, dipendente applicata ai progetti 'Lipin'. L'accusa nei loro confronti è di peculato: ingenti somme di denaro provenienti dalla Regione e dalla stessa Università, secondo gli inquirenti, sarebbero state manipolate dagli indagati.

La guardia di finanza, che ha eseguito gli arresti, ha perquisito gli uffici del Rettorato e le abitazioni degli indagati per acquisire documentazioni collegate alle due inchieste.

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