La politica

Romano Prodi

La lunga notte delle pensioni. Aut aut di Prodi

di Cristina Ferrulli e Giuseppe Tito

21-07-2007

ROMA. Otto ore di pressing 'in notturna' sui sindacati per convincerli ad un accordo che coniuga "equità ed equilibrio dei conti" e fermare la ricorsa a sinistra tra Cgil e Rifondazione. E poi altre due ore di pugno duro per piegare i riottosi della sinistra radicale. Dopo dieci ore di trattativa ed un riposino, ha tenuto il 'lodo' Prodi, quel 'prendere o lasciare' che era l'unica via stretta che il premier aveva deciso di percorrere per portare a casa la riforma delle pensione, conscio che o c'era la svolta riformista promessa o la strada del governo sarebbe stata ancora più in salita. "La svolta promessa c'é stata ma è anche un punto di arrivo" è il respiro di sollievo che il presidente del Consiglio tira a fine serata, prima di ripartire per Bologna.

Certo l'accordo non è a tutto tondo: Paolo Ferrero ha dissentito sulle quote e Emma Bonino si è riservata un giudizio più approfondito. Ma neppure l'appuntamento minaccioso all'autunno, dato dal leader di Rifondazione Franco Giordano, sembra turbare la soddisfazione del premier "per un accordo di fondo sulle decisioni prese".

"A settembre _ è convinto il Professore _ la maggioranza reggerà".

Dopo mesi di trattativa, più volte punteggiata da rischi di rottura, Prodi si è presentato, giovedì ai sindacati e ieri in Consiglio dei ministri con una strategia precisa: convincere i sindacati, anche a costo di una maratona stremante, a spezzare la spirale nella sfida a sinistra tra Cgil e ala radicale della coalizione, e quindi, incassato il sì dei sindacati, condurre a ragione la sinistra massimalista.

Certo, i momenti di tensione ci sono stati nella lunga notte delle pensioni, come in Consiglio dei ministri e in supporto del premier è arrivata prima la sponda del leader della Uil Luigi Angeletti e poi la squadra riformista al governo. Il pressing sul leader della Cgil Guglielmo Epifani, il più ostico a digerire l'intesa, è stato ripetuto più volte nella notte sia negli incontri con i ministri sia in quelli riservatissimi tra Prodi ed i tre sindacalisti. Ad un certo punto, davanti al muro del leader della Cgil, secondo quanto si é appreso da fonti sindacali, il presidente del Consiglio l'avrebbe messo davanti ad un aut aut: o firmi o io mi dimetto ma se io mi gioco il governo, voi perderete tutte le riforme sociali. E alla fine Epifani ha firmato per presa d'atto riservandosi di fare gli approfondimenti sul testo finale di lunedì.

Il tempo di un riposo di un'ora e il premier è passato al secondo scoglio del Consiglio dei ministri, determinato a "non cambiare una sola riga" dell'accordo raggiunto. E' stata la coscienza del tornante decisivo il filo rosso della trattativa anche in Consiglio dei ministri. Il ministro Antonio Di Pietro racconta nel suo blog che Massimo D'Alema, davanti ai paletti di Ferrero e Bonino, avrebbe ammonito che "se su un tema così importante non si fosse trovata l'intesa, l'unica alternativa sarebbero state le dimissioni del governo". E, a quanto si apprende, anche il ministro della Giustizia Clemente Mastella avrebbe ammonito sui rischi per l'esecutivo nel caso in cui l'accordo non fosse stato pieno.

Alla fine Prodi può esultare: "Abbiamo iniziato a togliere qualche ingiustizia, gli italiani possono essere soddisfatti", dice rivolto alla sinistra massimalista invitandola a riconsiderare le critiche. E ai riformisti dell'ala destra, ai vari Bonino e Dini, garantisce che "per i conti pubblici rimane la serietà e l'equilibrio di lungo periodo, che è quello che ci serve".

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