Dal Mondo

La liberazione dei reclusi (quasi tutti di al Fatah)

Israele libera 255 palestinesi. Albu Mazen celebra il successo

di Aldo Baquis

21-07-2007

RAMALLAH. Impegnato in un duro confronto politico con Hamas, il presidente palestinese Abu Mazen ha vissuto ieri una rara giornata di serenità quando ha accolto nel suo ufficio della Muqata a Ramallah 255 palestinesi appena liberati da Israele, mentre attorno a loro si stringevano migliaia di persone affluite da tutta la Cisgiordania (malgrado l'afa pesante) per abbracciare i loro congiunti. Sistematosi in mezzo fra il primo ministro Salam Fayyad e il più noto dei liberati (Abdel Rahim Malluh, n. 2 del Fronte popolare per la liberazione della Palestina) Abu Mazen ha detto agli ex detenuti: "Nemmeno immaginate quanto io sia felice del vostro ritorno. La nostra felicità tuttavia non è completa a causa del 11 mila prigionieri che ancora non hanno fatto ritorno alle loro famiglie".

La liberazione dei reclusi (quasi tutti di al Fatah) è stata ordinata dal premier Ehud Olmert nel contesto di un pacchetto di misure concepite per rafforzare Abu Mazen agli occhi dei palestinesi, dopo il colpo di mano militare compiuto da Hamas a Gaza. Il premier israeliano ha anche ordinato il graduale scongelamento di fondi (derivati da dazi doganali e tasse) a favore dell'Anp. Inoltre ha depennato dalla lista dei ricercati 180 miliziani delle Brigate dei martiri di al Aqsa (al Fatah) che si impegnano ad abbandonare la lotta armata.

In un gesto di sfida a Hamas, Abu Mazen ha preannunciato l'intenzione di andare a elezioni presidenziali e politiche anticipate. Giovedì il Consiglio centrale dell'Olp gli ha dato una attesa 'luce verde'. Ma adesso i palestinesi si attendono di vedere quale "orizzonte politico" li aspetta. Con interesse hanno seguito giovedì il vertice del Quartetto (Usa, Ue, Russia, Onu) a Lisbona e adesso attendono l'arrivo nella regione del suo emissario particolare, l'ex premier britannico Tony Blair. Anche i ministri degli esteri di Egitto e Giordania sono attesi a giorni a Gerusalemme e a Ramallah.

In questo contesto l'importanza della giornata di ieri consiste essenzialmente nelle immagini che hanno dominato a lungo i servizi delle reti televisive. Le telecamere hanno mostrato i detenuti mentre abbandonavano l'infuocato campo di detenzione di Ketziot (Neghev) a bordo di autobus; poi l'attesa spasmodica dei loro congiunti al posto di blocco di Bitunya, alle porte di Ramallah; quindi il tripudio di bandiere palestinesi e di immagini del presidente Yasser Arafat quando sono saliti sugli autobus palestinesi, infine la calda accoglienza di Abu Mazen e l'omaggio al sepolcro del rais Arafat. Nessuna bandiera verde di Hamas sventolava, nessuna raffica di armi automatiche è stata sparata in aria. Dalle immagini passava dunque il messaggio implicito che la via del pragmatismo genera successi politici e felicità popolare, mentre la via di Hamas porta in un vicolo cieco.

Da Gaza, Hamas ha mostrato la propria insoddisfazione sparando verso Israele razzi Qassam e colpi di mortaio. Il premier licenziato Ismail Haniyeh ha detto alla stampa che Hamas "é felice per ogni prigioniero palestinese che riacquista la libertà" ma al tempo stesso il suo popolo deve restare vigile per non farsi ingannare "da atti di corruzione politica e da trappole" ordite a suo giudizio da Israele. Molto meno pacata la stampa di Hamas dove la liberazione dei detenuti non ha avuto particolare risalto, mentre proseguono le accuse virulente ad Abu Mazen fra cui quelle dell'ex ministro degli esteri Mahmud Zahar. "Abu Mazen non ha mai tenuto un fucile in mano - ha rilevato - e dunque non stupisce che non esiti a eliminare la resistenza palestinese".

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