Dall'Italia

Clementina Forleo

Intercettazioni / Politici definiti "inquietanti interlocutori"

21-07-2007

MILANO. Politici definiti "inquietanti interlocutori" che non appaiono "passivi ricettori di informazioni" né "personaggi animati da sana tifoseria" bensì "consapevoli complici di un disegno criminoso".

Lo scrive il gip Clementina Forleo in uno dei provvedimenti da inviare alle Camere nell'ambito delle inchieste sul risiko bancario ed editoriale, riferendosi a Massimo D'Alema e Nicola La Torre. Per i due parlamentari il giudice individua il possibile concorso nel reato di aggiotaggio.

Ieri mattina il gip milanese ha posto fine a quello che qualcuno ha definito il 'tormentone delle intercettazioni' con D'Alema, La Torre, il segretario Ds Piero Fassino e i forzisti Romano Comincioli, Salvatore Cicu e Luigi Grillo interlocutori di alcuni degli indagati nelle indagini milanesi sulle tentate scalate ad Antonveneta, Bnl e Rcs.

Ha deciso di inviare a Roma, alla giunta per le autorizzazioni di Camera e Senato, le due richieste per ottenere l'acquisizione di 68 sulle 73 telefonate intercettate e indicate dalla procura per la loro rilevanza processuale.

In uno dei provvedimenti, quello che riguarda principalmente la vicenda Unipol e marginalmente quella Rcs, il gip incrociando telefonate e conversazioni, in una nota rileva che l'attuale ministro degli Esteri e il senatore La Torre hanno avuto "ruoli attivi" nel tentativo di scalata alla Banca Nazionale del Lavoro. Tra gli otto dialoghi intercettati e che il giudice cita per sostenere la sua tesi, ce n'é uno che risale alla prima settimana del luglio 2005 fra l'attuale ministro, il senatore diessino e Giovanni Consorte, definito "di estremo interesse". "Manifesta ‑ unitamente ad altre (...) ‑ la complicità nell'operazione dell'on.D'Alema, oltre che dello stesso Latorre, come si è visto resi direttamente edotti della penale illiceità della stessa" operazione. Operazione che "veniva anche illustrata nei dettagli" dallo stesso Consorte ai parlamentari, Fassino compreso, "pronti e disponibili ‑ osserva il magistrato ‑ a fornire i loro supporti istituzionali, in totale spregio delle regole dello Stato di diritto e, con esse, delle regole poste a presidio delle tutela dei piccoli azionisti e dei medi e piccoli risparmiatori, traditi proprio da chi tali regole era chiamato, per la sua veste istituzionale, a presidiare".

Tra i vari stralci di telefonate riportate nell'ordinanza, per così dire Unipol‑Rcs, il gip non solo è ritornata su quella in cui D'Alema suggerisce di avere "prudenza" nelle "comunicazioni" ("non può che essere riferita ‑ per il magistrato ‑ a notizie avute in ordine a possibili e anzi probabili intercettazioni in corso") ma anche in quella del 9 luglio, sempre 2005, sull'incontro tra Consorte e i vertici della Consob. Questi ultimi, secondo quanto riferiva Consorte, avevano dato valutazioni favorevoli dell'operazione in corso.

Il giudice, nei suoi provvedimenti, ha anche accolto la tesi della Procura sull'ipotesi di insider trading (l'abuso di informazioni privilegiate) nei confronti di Consorte proprio per quanto detto nelle telefonate con D'Alema e Fassino.

Tra le molte osservazioni, il Gip Forleo, per quanto riguarda il tentativo di scalata all'Antonveneta, scrive che "appare doveroso" chiedere il "placet" al Senato per "consentire di chiudere il cerchio sia sul ruolo in parte già processualmente definito" del senatore Luigi Grillo, sia sulla posizione di Cristina Rosati, la moglie dell'ex Governatore di Banca Italia Antonio Fazio, "sia, più in generale, della sussistenza di apporti politico‑istituzionali all'illecita operazione in questione, come ad altre strettamente connesse".

Sempre a proposito del tentativo di scalata alla banca padovana, parla di "condotte ai danni dei piccoli e medi risparmiatori in una logica di manipolazione e lottizzazione del sistema bancario e finanziario nazionale".

E, riguardo a Grillo, sottolinea "la sua sempre pronta disponibilità a fornire il suo apporto anche attraverso legami con altri soggetti di più grosso calibro politico‑istituzionale appartenenti comunque alla sua area politica".

Per Rcs il giudice non esita a mettere nero su bianco che la conquista del Corriere della Sera ha "avuto i suoi supporters in personaggi politici evidentemente interessati alla buona riuscita" dell'operazione "per finalità altrettanto evidentemente comprensibili in quanto legate alla tipologia del gruppo".

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