Analisi e commenti

Il Professore è al timone. Prodi ha saputo resistere al pressing della sinistra radicale

di Pierfrancesco Freré

21-07-2007

L'accordo raggiunto in extremis sulla riforma delle pensioni restituisce a Romano Prodi una certa libertà di manovra. Bersagliato più volte dall'accusa di essere ostaggio della sinistra massimalista, il premier ha dimostrato il contrario: il timone della coalizione è ancora saldamente nelle sue mani.

L'area dell'antagonismo si è addirittura divisa in due: Verdi ed ex sinistra Ds appoggiano infatti il compromesso di questa notte, Rifondazione e Comunisti italiani lo bocciano. Ma la loro delusione, almeno per ora, stenta a tradursi in atti politici concreti e la battaglia viene rimandata al dibattito parlamentare dell'autunno. Il motivo è semplice: come aveva pronosticato Francesco Cossiga, il Professore ha fatto valere all'ultimo momento la sua arma finale, il fatto che se l'accordo non si fosse raggiunto ci sarebbero state la crisi di governo e forse le elezioni anticipate, e il centrodestra sarebbe tornato alla guida del Paese.

Prodi ha così piantato la bandiera del suo riformismo al centro della coalizione: come dicono Arturo Parisi e Rosy Bindi, con una punta di polemica implicita verso Walter Veltroni, questo è il Partito democratico, fatti e non petizioni di principio. Certo, avverte il ministro Cesare Damiano, l'intesa adesso dovrà dimostrare di reggere alla prova parlamentare. I profondi malumori dell'estrema sinistra, di cui si fanno interpreti Franco Giordano, Oliviero Diliberto e il segretario della Fiom Gianni Rinaldini, si scaricheranno con ogni probabilità nel referendum preannunciato tra i lavoratori: tuttavia si tratterà di una consultazione condizionata dalla consapevolezza che l'alternativa è il permanere dello scalone, dunque con un risultato scontato in partenza.

Ne deriva che Prodi sembra essere riuscito a chiudere in una tenaglia il massimalismo; le incognite, a questo punto, derivano semmai dal voto in Senato, dove due parlamentari dell'estrema sinistra (Fosco Giannini e Franco Turigliatto) hanno già preannunciato il proprio voto contrario, anche in caso di fiducia.

Ma anche il fronte riformista sa di aver vinto il primo tempo della partita solo grazie alla strategia di concertazione del premier: dunque lo ritrova rafforzato, proprio quando molti lo davano sull'orlo del baratro. I radicali si aspettavano di più dalla trattativa e la Rosa nel Pugno valuterà nei prossimi giorni: ma Emma Bonino non si nasconde di essere stata positivamente "strumentalizzata" dal premier per sedare i bollori di Prc e Pdci. Lamberto Dini, il padre della riforma del 1995, avverte che è stato raggiunto un compromesso minimo e che oltre non si può andare, soprattutto perché a pagare il prezzo dell'accordo sono le categorie meno protette (autonomi, parasubordinati, pensioni alte) il che pone un problema politico di giustizia distributiva.

Ma ci sarà tempo per discuterne, adesso il premier - dopo un Consiglio dei ministri molto teso nel corso del quale Massimo D'Alema ha sottolineato come l'intesa permetta di tenere insieme la coalizione - può godersi un grosso risultato politico.

Silvio Berlusconi parla di una riforma che è un controsenso perché si muove in controtendenza con l'Europa e con l'aumento della capacità lavorativa: ma anche il leader dell'opposizione, nelle sue prime reazioni, ha mostrato una certa cautela. Il meccanismo che coniuga l'aumento dell'età pensionabile con le quote, infatti, potrebbe alla fine - come denuncia Diliberto - elevare l'età pensionabile addirittura a 62 anni, uno in più della riforma Maroni. La sensazione è che anche l'opposizione abbia bisogno di capire e di studiare il testo della nuova legge, dopo aver scommesso sull'implosione del centrosinistra.

Sullo sfondo, l'ordinanza della Gip di Milano Clementina Forleo, che chiede al Parlamento di poter utilizzare le intercettazioni delle telefonate sulla scalata Unipol-Bnl, una bomba che offusca parzialmente il clima nell'Unione. Secondo il magistrato di Milano i politici coinvolti (tra i quali Piero Fassino e Massimo D'Alema) sarebbero stati complici di un disegno criminoso e non semplici tifosi. Una ricostruzione sproporzionata, commenta Pierluigi Bersani, mentre per il Guardasigilli Clemente Mastella l'iniziativa della Forleo comporta una possibile lesione dei diritti individuali.

 

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