Economia

Tommaso Padoa-Schioppa ed Enrico Letta

Pensioni. CDM, ok alla riforma.

di Marco Dell'Omo

21-07-2007

ROMA. Accordo raggiunto sulle pensioni tra governo e sindacati, ma sulla ratifica in Parlamento pende la spada di Damocle della sinistra radicale. Dopo una lunga notte passata intorno al tavolo della trattativa, la riforma delle pensioni si materializza quando il sole ha già illuminato il cielo di Roma. Romano Prodi è euforico: a caldo, giura che la riforma "sarà di grande soddisfazione per gli italiani" e che sono state rispettati i limiti di spesa.

"E' stata una trattativa lunga e complessa _ dice il premier _ ma la concertazione ha dato ancora una volta frutti positivi".

Galvanizzato per essere riuscito a ottenere il sì dei sindacati, Prodi convoca subito il Consiglio dei ministri, dove si è presenta preannunciando che non avrebbe permesso di "cambiare nemmeno una virgola". In Cdm, incassa il via libera della compagine di governo, che però deve prendere atto dei distinguo di Emma Bonino e delle perplessità del ministro di Rifondazione Paolo Ferrero. Normale dialettica politica, commenterà in serata il premier, convinto che non ci siano problemi per la maggioranza: "Non c'é niente da ricomporre, perché c'é stato un accordo. E' la svolta che avevamo promesso". E poi: "A settembre la maggioranza reggerà. Non imporremo nemmeno un euro in più di tasse".

Resta il fatto che le ali estreme della coalizione storcono il naso per il risultato raggiunto a Palazzo Chigi. I Radicali e Lamberto Dini sostengono che la riforma Prodi_Epifani è troppo schiacciata sulla difesa degli interessi tutelati dai sindacati; mentre a sinistra risuonano i tamburi di guerra in vista dell'esame in Parlamento. A puntare i piedi con maggiore vigore è il Pdci di Oliviero Diliberto, che vede nell'accordo un "cedimento al ricatto dei conservatori". "Un governo di centrosinistra dovrebbe stare sempre dalla parte dei lavoratori, qui invece si aumenta l'età pensionabile", osserva il segretario del Pdci.

Rifondazione Comunista è in pieno travaglio: Fausto Bertinotti chiede che la parola "passi ai lavoratori", ma il segretario Franco Giordano, meno diplomaticamente, dà un giudizio negativo dell'accordo e promette battaglia sulla Finanziaria, con l'obiettivo di cambiare lo scalone. Per non parlare dell'ala dura e pura della sinistra radicale, che minaccia fuoco e fiamme: il senatore Franco Turigliatto ha fatto sapere, insieme a deputato Salvatore Cannnavò, che voterà no, anche se il governo metterà la fiducia.

La buona notizia, per Prodi, è che l'ala sinistra della coalizione, questa volta, non marcia compatta. La Sinistra democratica di Fabio Mussi e i Verdi di Pecoraro Scanio hanno assunto una posizione molto più morbida, di sostanziale condivisione dell'accordo. "E' stata respinta l'offensiva centrista", sostiene Mussi: una posizione che rischia di far morire sul nascere il progetto della "cosa rossa".

Sul versante opposto del centrosinistra, la Bonino dice che si sarebbe aspettata di più, mentre Lamberto Dini si interroga sui costi della riforma. E il socialista Enrico Boselli bolla l'intesa come "mediocre". Il Pd, invece, applaude l'accordo, considerandolo un successo dell'iniziativa riformista. Francesco Rutelli lo definisce "ragionevole", Massimo D'Alema "un momento importante per il governo e per il paese", Piero Fassino "un buon accordo che coniuga innovazione e rigore". Il centrodestra non mostra di apprezzare, anche se non può dire che il governo abbia ceduto alla sinistra massimalista. Silvio Berlusconi dà il la alla stroncatura dell'accordo del 20 luglio: la riforma pensionistica di Prodi è "un controsenso", sostiene il Cavaliere. "E' la fiera del bluff", denuncia il capogruppo di Forza Italia al Senato Renato Schifani, convinto che i costi dell'accordo "saranno i lavoratori a pagarli". Il giudizio di Gianfranco Fini si concentra sulla tenuta della maggioranza: "Bisogna vedere se reggerà in Senato"; mentre il leghista Roberto Maroni, padre dello scalone, sostiene che l'accordo in alcuni casi è ancora più restrittivo della sua riforma.

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