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Pensioni. Bruxelles attende il testo finale della riforma per valutare

21-07-2007

BRUXELLES. Visto da Bruxelles l'accordo sulle pensioni faticosamente raggiunto dal governo italiano non convince. Da tempo la Commissione Europea chiedeva di uniformare i limiti di età alla media dei Ventisette mantenendo la sostenibilità dei conti pubblici italiani. Ma la risposta ottenuta è stata deludente: Palazzo Chigi ha annunciato con enfasi l'innalzamento a 58 anni, mentre negli altri Paesi si studia come passare da 60 a 65. Per di più la copertura dell'operazione è tutta da verificare. Con questi presupposti il commento a caldo _ affidato al portavoce dell'esecutivo europeo, Oliver Drewes _ non poteva che essere critico. Bruxelles punta il dito sull'età pensionabile che in Italia è "fra le più basse d'Europa", ma per ogni valutazione dell'accordo sulla riforma delle pensioni tra governo e sindacati, la Commissione europea sceglie una posizione di attesa, rinviando il giudizio ad un testo legislativo finale. Il commento dell'eurogoverno è arrivato mentre a Roma, nel corso di una conferenza stampa, il ministro dell'Economia Tommaso Padoa_Schioppa sottolineava che le preoccupazioni espresse nelle settimane scorse dal commissario Ue agli affari economici e monetari Joaquin Almunia sono state tenute in considerazione e che, per questo, si aspetta un "giudizio positivo", anche se, ha sottolineato, "spetta a Almunia e alla Commissione europea esprimersi e dunque non posso anticipare".

L'accordo sulle pensioni, ha proseguito, "andrà spiegato perché è un accordo complesso, ma oltre a rispettare gli equilibri dà nuove certezze".

In precedenza, nella conferenza stampa seguita alla conclusione positiva della trattativa con i sindacati il ministro dell'Economia aveva detto che "l'accordo sulle pensioni avrà un costo netto pari a zero" perché i costi delle nuove misure, un miliardo all'anno per dieci anni, "saranno coperti interamente dall'interno del sistema previdenziale". Inoltre "sarà garantito lo stesso punto di arrivo della legge Maroni", cioé 61 anni nel 2013 per andare in pensione.

La Commissione _ ha detto il portavoce Ue _ "prende nota" dell'intesa raggiunta in nottata tra governo e sindacati, ma, ha fatto notare Drewes, "non c'é un testo finale". "Non faremo commenti specifici", ha ripetuto più volte alle insistenze dei cronisti, prima che sia finito il processo legislativo.

Da Bruxelles, Drewes, che in questo periodo di vacanze estive sostituisce la portavoce di Almunia, ha però richiamato l'attenzione sul fatto che in Italia l'età pensionabile è "tra le più basse d'Europa", una situazione, questa, che, ha puntualizzato, "non è nella tendenza generale della maggior parte dei Paesi Ue". "La Commissione Ue tiene la questione sotto osservazione", ha aggiunto Drewes.

Una decina di giorni fa, in occasione dell'ultima riunione Ecofin, Almunia, parlando dell'Italia, aveva espresso "preoccupazione" per i rischi derivanti soprattutto da una riforma delle pensioni realizzata a "discapito del risanamento del disavanzo pubblico".

Per il ministro dell'Economia l'accordo raggiunto in nottata con i sindacati tiene "completamente in conto" delle preoccupazioni espresse a più riprese a Bruxelles, che, ha precisato Tps, si riferivano alla legislazione vigente, alla legge Dini e alla Maroni. "C'erano dubbi sulla piena applicazione dei coefficienti, che non erano stati aggiornati, e perché nel programma elettorale era previsto un intervento sullo scalone e finché non era conosciuto si poteva avere anche incertezze che ora invece vengono meno", ha spiegato il ministro.

Quanto ai costi già indicati dal governo, dieci miliardi di euro in dieci anni, Drewes non ha cambiato la sua linea: "Certamente questo accordo avrà dei costi, ma l'ammontare sarà noto solo quando sarà definito l'accordo legislativo finale". "Una volta che sarà fatto, la Commissione commenterà", ha rilevato.

Ma perché la Commissione, hanno insistito i giornalisti, non vuole entrare nel merito?

"E' semplicemente questione che il sistema legislativo italiano assuma tutte le sue decisioni e la Commissione non è parte di questo processo", si è limitato a replicare il portavoce.

Intanto affiorano i dubbi delle agenzie internazionali di rating. Per Standard&Poor's il rinvio della modifica dei coefficienti di trasformazione rischia di appesantire la spesa previdenziale. Fitch invece denuncia l'assenza di una politica "di aggressivo consolidamento di bilancio".

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