Cultura

Roman Polanski

La Pompei di Polanski. Giffoni Film Festival/Il regista racconta del suo nuovo film

22-07-2007

ROMA. Roman Polanski al Giffoni Film Festival (vinto dal film thailandese Mid Road Gang) racconta con grande entusiasmo del suo nuovo progetto su Pompei, sottolineando come sia affascinato da questa epoca e parla a lungo della sua vita.

"Quella di Pompei è una produzione indipendente, non coinvolge un grande studios, è un allestimento tutto europeo, proprio come è stato per Il pianista e Oliver Twist", sottolinea il regista francese di origine polacca. Ancora nessun nome per il cast anche se sono circolate voci su due possibili interpreti come Orlando Bloom e Scarlett Johansson. "Stiamo ancora lavorando alla sceneggiatura e quando finiremo questa, cominceremo a lavorare sul cast. E, poi, dipende dalla disponibilità degli attori, devono leggere la sceneggiatura e vedere se gli piace il progetto". Il nuovo film di Polanski, le cui riprese cominceranno i primi di marzo é tratto dal libro Pompei di Robert Harris, un libro che il regista definisce "meraviglioso".

"Stiamo cercando di essere fedeli al testo il più possibile, ma mentre Harris ha centrato la storia soprattutto su Plinio, noi stiamo puntando di più sulla figura di Marco Attilio. E' un thriller, con una storia d'amore sullo sfondo. Questa è la linea che stiamo cercando di seguire. Pompei sarà totalmente ricostruita così come era prima della eruzione. Useremo molto la grafica computerizzata ma non sarà un risultato da videogames. Faremo quello che è stato fatto anche per Il pianista, dove c'erano più di 300 scene realizzate con la computer grafica e per Oliver Twist. Pompei come metafora della società in cui viviamo? "Se dicessi sì sembrerei un intellettuale pretenzioso" - dichiara il regista premio Oscar alla regia per Il Pianista - "sono molto affascinato dagli antichi romani. Ogni volta che rifletto quanto fossero avanti, sia scientificamente che culturalmente e che, sicuramente, non avrebbero mai pensato ai 15 secoli di oscurità che li avrebbero seguiti, penso un po' anche a noi. Non vorrei essere pessimista, ma mi sembra che oggi dovremo solo sbattere la testa al muro. L'energia di quell'epoca è paragonabile con l'energia della nostra. Oggi è il petrolio, allora erano gli schiavi, loro li usavano proprio come noi ora usiamo il petrolio. Per così tanto tempo il mondo è vissuto nell'oscurità e mi fa pensare che anche dopo di noi seguirà un periodo così terribile. Anche oggi c'é tanta barbarie, penso al fanatismo, al terrorismo".

Un film sulla sua vita, "Non l'ho mai voluto fare. Non sono un documentarista sono un regista e ho sempre voluto fare questo mestiere. Ho rifiutato di firmare la regia di Schindler's List, non potevo farlo, solo la storia del pianista del ghetto di Varsavia era perfetta per me".  Se potesse tornare indietro cambierebbe la sua vita, è stato chiesto al regista che dopo un'infanzia devastata dal nazismo nel campo di concentramento di Auschwitz visse nel 1969 l'efferato assassinio della moglie (la sfortunata Sharon Tate), incinta all'ottavo mese, a opera del pazzo omicida e satanista Charles Manson, e confessò nel '78 di aver abusato di una tredicenne sotto gli effetti di droghe, fuggendo in Francia e non rimettendo più piede negli Stati Uniti. "Se avessi la possibilità di riviverla correggerei molte cose. Però la risposta varia anche a seconda di quando te la fanno. Molti anni fa ho detto di no. Adesso rispondo di sì. Credo, comunque, che dobbiamo pagare sia per i momenti positivi e sia per i momenti negativi che abbiamo vissuto", ha risposto. Dopo la polemica di Cannes con i giornalisti, ha fatto pace con la stampa? "Non so se la stampa ha fatto pace con me!",  ha concluso il regista.

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