La politica

Piero Fassino (foto archivio)

Riforma elettorale. Fassino apre al modello tedesco

di Alessandra Chini

22-07-2007

ROMA. Dopo settimane di segnali di fumo all'opposizione e il giorno successivo alla notizia che i referendari hanno raggiunto le 500mila firme necessarie alla consultazione, il segretario dei Ds Piero Fassino mette nero su bianco la disponibilità del Partito Democratico a confrontarsi su una riforma della legge elettorale sul modello tedesco.

"Mi sono sempre battuto - dice il leader diessino in un'intervista al ‘Corriere' - perché la legge elettorale fosse votata dalla maggioranza parlamentare più ampia possibile. Il modello tedesco può raccogliere quel consenso: l'Ulivo è disposto a esaminare questa possibilità per arrivare a una nuova legge condivisa".

Fassino chiede al centrodestra una disponibilità a dialogare su questa ipotesi e i centristi dell'Udc, da sempre favorevoli a una riforma in questo senso, vanno a vedere. E' il capogruppo alla Camera, Luca Volonté, a commentare favorevolmente l'apertura del segretario dei Ds, ma chiede anche, contemporaneamente, che si passi dalle parole ai fatti.

"A settembre - puntualizza - alla ripresa dei lavori delle Camere bisognerà passare ai fatti e marciare speditamente per la riforma elettorale a settembre".

Il resto della Cdl, però, appare piuttosto fredda. E se la Lega con Roberto Calderoli invita il centrosinistra a "chiarirsi le idee", Alleanza Nazionale, con Ignazio La Russa, ribadisce la sua contrarietà a qualsiasi modello che possa significare un arretramento dal bipolarismo.

"La timida, o non timida apertura di Fassino non può farci cambiare idea", assicura il capogruppo del partito di Fini alla Camera. Da via della Scrofa si ribadisce, quindi, la necessità di una proposta condivisa di tutta la Cdl e si giudica un "errore" gli ultimi "tentennamenti" degli azzurri sulla questione. Il partito dell'ex-premier, in effetti, pur non avendo ancora sciolto la riserva su quale modello elettorale veda con maggior favore, da giorni manifesta una certa disponibilità al dialogo sul sistema di voto in vigore in Germania. Un'apertura formalizzata ieri l'altro in un incontro di una delegazione azzurra guidata da Sandro Bondi con il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa.

Giovedì Berlusconi vedrà Fini, ma appare difficile cha alla fine la Cdl riesca a elaborare una proposta unifica. Al momento, quindi, Forza Italia prende tempo.

"Tutto questo balletto - si limita a osservare l'azzurro Mario Valducci commentando l'intervista di Fassino - testimonia che l'intesa è molto lontana. Non credo che riusciremo a modificare qualcosa entro il referendum".

Il colloquio di Fassino con il ‘Corriere' crea dibattito anche nel centrosinistra. E si registra il malumore di quanti da sempre hanno detto no al modello di voto tedesco. Tra i primi a bocciare l'intervento del segretario dei Ds c'é il deputato ulivista Franco Monaco, esponente del comitato referendario. A suo avviso la virata verso il modello tedesco vuol dire una sola cosa: il Pd vuole tenersi le mani libere per poter fare accordi post-elettorali con il centro. Con il sistema tedesco, osserva l'esponente parisiano, "il Pd non sarebbe al riparo da suggestioni neo-centriste suscettibili di compromettere il bipolarismo". A ruota, a bacchettare Fassino sono molti dei piccoli dell'Unione.

"Si parla tanto di sistema tedesco - attacca il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio - senza dire, però, che questo vieta le coalizioni prima del voto. E' questo quello che vogliono? Ma allora ognuno dovrà andare per conto suo...".

"Il passaggio operato da D'Alema e Fassino - attacca anche il leader socialista Enrico Boselli - da una scelta a favore del doppio turno alla francese a favore del modello tedesco è stata piuttosto disinvolta e sembra rispondere più a esigenze tattiche del momento piuttosto che a ricercare una soluzione ampiamente condivisa".

Tace il Prc che, come è noto, ha da tempo espresso favore per il modello tedesco.

 

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