Economia

Romano Prodi con Tommaso Padoa Schioppa

Prodi: sanata un'ingiustizia. Pensioni, la sinistra radicale non si placa

di Federico Garimberti

22-07-2007

ROMA. Non si fermano le polemiche sull'accordo per la riforma del sistema previdenziale. La sinistra radicale annuncia battaglia in Parlamento per eliminare del tutto lo ‘scalone' e il centrodestra torna ad attaccare la il compromesso faticosamente raggiunto fra governo e sindacati. Difendono invece l'intesa i moderati dell'Unione ad iniziare dal premier Romano Prodi, secondo il quale la riforma "rimedia ad un'ingiustizia", e dal presidente del Senato Franco Marini che parla di "approdo positivo".

La controffensiva dei riformisti in favore dell'accordo parte dalle colonne dei principali quotidiani nazionali. Francesco Rutelli sceglie le pagine di ‘Repubblica' per dire che il compromesso è "positivo" e "ragionevole". Il leader della Margherita, però, riconosce anche che qualche miglioramento era possibile, come ad esempio l'inserimento del "volontario e graduale aumento dell'età delle donne".

Anche Lamberto Dini, che negli ultimi frenetici giorni di trattative aveva minacciato di far mancare i voti in Senato, sul ‘Corsera' promuove la riforma che, pur se con "alcune gravi pecche, è "politicamente accettabile". Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, rivendica invece la "maggiore attenzione ai giovani" contenuta nelle nuove norme.

Anche il presidente del Consiglio torna sullo scottante tema. Prodi, da Bologna, ritiene che i malumori all'interno della maggioranza siano normali: "Mi meraviglierei del contrario", dice il premier, sottolineando la serietà della riforma che non solo "aiuta a tenere i conti a posto", ma consente anche di "rimediare a un'ingiustizia".

E' poi il turno della seconda carica istituzionale. "Mi pare che dopo molta fatica si sia raggiunto un punto di approdo positivo", spiega Marini.

Ma la sinistra radicale non sembra intenzionata ad ingoiare il boccone amaro. Anzi, come spiega Franco Giordano, la partita "resta apertissima". Il segretario di Rifondazione, infatti, ribadisce che cercherà di modificare la riforma "attraverso la mobilitazione del Paese e la battaglia parlamentare" e butta nuovamente là una frase che suona minacciosa: "In autunno decideremo se restare nel governo".

Durissimo anche Oliviero Diliberto. "Sono molto irritato", é la premessa del leader dei Comunisti italiani. "La delusione é grande", aggiunge, sottolineando però che "la battaglia proseguirà" in aula, ma anche fuori attraverso un referendum sulla riforma. Che la tensione sia ancora molto alta lo dimostra il botta e risposta fra Anna Finocchiaro e Claudio Grassi. Alla capogruppo dell'Ulivo al Senato che si dice "sufficientemente tranquilla sull'approvazione definitiva", arriva subito la secca replica del senatore di Prc, leader di una della maggiore componente di minoranza di Rifondazione: "Mi pare che sottovalutato gli enormi problemi che si sono aperti".

Intanto, la Sinistra democratica con Paolo Brutti, Silvana Pisa e Piero Di Siena chiede un referendum dei lavoratori per sapere cosa ne pensino della riforma.

Anche il centrodestra non attenua le critiche. "Prodi non dice la verità visto che nessuno sa quanto costerà la controriforma delle pensioni", attacca Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi. Non usa mezzi termini neanche Roberto Maroni, considerato il ‘padre' dello ‘scalone' (anche se lui stesso ha recentemente rivelato di averlo in qualche modo subito): "L'accordo è un vero disastro, un pasticcio che scontenta tutti", dice il capogruppo della Lega a Montecitorio.

Colorito il commento del leader storico del Carroccio Umberto Bossi: "E' un rimescolamento continuo di carte, non si capisce più un cazzo!".

Alleanza Nazionale, infine, con Maurizio Gasparri e Gianni Alemanno punta sulle "lacerazioni" all'interno della maggioranza.

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