Dall'Italia

Perugia. Arresto nella moschea

Scuola del terrore nella moschea. Scoperta a Perugia una cellula di al Qaeda, arrestato l'imam

di Claudio Sebastiani

22-07-2007

PERUGIA. Era una scuola di terrorismo quella che la polizia ha individuato in una moschea alla periferia di Perugia. Una cellula "jihadista", ritenuta vicina ad al Qaeda nella quale l'imam veicolava informazioni su come fabbricare una bomba o uccidere in un corpo a corpo, ma anche come pilotare un Boeing 747. Immagini di esecuzioni e violenze mostrate anche a ragazzi e ragazze per "educarli".

Tutto questo emerge dall'indagine "Hammam" che ieri mattina ha portato a tre arresti. In carcere sono finiti l'imam Mostapha El Korchi, 41 anni, marocchino come Mohamed El Jari, 47 anni, e Driss Safika, 46. Un quarto loro connazionale è invece latitante. A tutti la procura della Repubblica perugina ha contestato l'articolo 270-quinquies del codice penale. Li accusa cioé di avere ricevuto, e fornito per l'imam, addestramento e istruzioni sulla preparazione e uso di esplosivi, armi e sostanze chimiche.

 Su come realizzare gli ordigni e collocarli in un mercato o a una fermata dell'autobus, ma anche su come pilotare un Boeing 747. Informazioni che, secondo la polizia, Korchi scaricava da siti e forum Internet protetti, utilizzando parole chiave e programmi in grado di sfuggire a qualsiasi controllo.

È lui stesso - è emerso dall'indagine - a citare una pagina web di Al Qaida. L'imam istruiva poi gli studenti della "scuola del terrore", un locale a piano terra di una palazzina di Ponte Felcino. In orari e contesti estranei alla normale attività di preghiera (e infatti la moschea non è stata chiusa). Intorno a lui ruotavano - ritengono gli investigatori - una ventina di magrebini ora indagati a piede libero. Le loro case sono state perquisite dalla polizia che ha trovato altri 13 clandestini. Tre sono stati arrestati per avere violato la legge sull'immigrazione e otto condotti ai Cpt (altri due espulsi).

Secondo polizia e pm la moschea rappresentava il centro operativo dell'addestramento ed era presidiata 24 ore su 24 da Jari e Safika. Qui si praticava - ritengono ancora gli investigatori - non solo l'adesione all'ideologia più radicale ma anche di addestramento pratico alle azioni terroristiche. Un quadro accusatorio che per gli inquirenti si è rafforzato dopo le perquisizioni di ieri mattina.

Nella cantina dell'abitazione dell'imam c'erano nitriti, acido e ferrocianuro. Sostanze che di per sé non dicono niente, hanno sostenuto gli esperti dell'antiterrorismo in attesa delle analisi. Il sospetto è comunque che potessero servire a qualche sperimentazione. I controlli hanno poi portato a recuperare quelli che la procura definisce potenziali comandi a distanza per ordigni, timer e telefonini usati sembra. Gli inquirenti ritengono che il gruppo adottasse un sistema operativo analogo a quello dei sostenitori della jihad globale, un terrorismo diffuso fatto di atti di violenza di piccole cellule non legate da strutture stabili.

Ieri il questore di Perugia Arturo De Felice ha parlato di "indagine alle prime battute". Digos e Ucigos intendono infatti chiarire a cosa dovessero servire gli insegnamenti. Al momento non è infatti emersa alcuna applicazione delle lezioni di terrore. A cosa dovevano servire le tecniche veicolate? Seguendo uno straniero che frequentava la moschea di Ponte Felcino gli investigatori hanno potuto ricostruire i contatti con altri elementi legati a cellule terroriste, tra cui un gruppo sospettato di aver collaborato agli attentati di Madrid, ha detto il direttore dell'Ucigos Carlo De Stefano. Aspetti che devono essere chiariti.

Ieri il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, ha sottolineato che l'indagine "ha portato a individuare non una predicazione più o meno radicale, ma l'utilizzo della moschea a fini di attività terroristica vera e propria", confermando "la necessità di mantenere sempre alta l'attenzione verso luoghi che dovrebbero essere solo di attività religiosa".

Complimentandosi con Amato e con le forze di polizia, il premier Romano Prodi ha sostenuto che l'operazione "ha consentito al Paese di sottrarsi ad una temibile minaccia". "Dagli... Dio è grande... dagli, dagli, dagli" le parole di Korchi commentando davanti alla figlia il video di un esecuzione. "Che Allah protegga i musulmani dagli americani, ebrei e cristiani. Che Allah li distrugga, li colpisca, che Allah li faccia soffrire... che Allah protegga i muhjaheddin" le parole dell'imam al termine della preghiera nella scuola del terrore.

 

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