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Seggio elettorale ad Ankara

Elezioni in Turchia. Erdogan stravince

22-07-2007

ANKARA. "Non devieremo dai valori fondamentali della Repubblica" ma "ne saremo anzi "i custodi". "Non ci gonfieremo per il risultato ottenuto, ma rispetteremo anche gli elettori che non hanno votato per noi". E' stata questa la prima rassicurante dichiarazione del premier turco Tayyip Erdogan, dopo avere avuto la certezza che con il 46,5% circa dei voti (dato quasi definitivo), otterrà 342 deputati su 550. Con questi numeri lui ed il suo partito di radici islamiche potranno formare un governo monocolore (senza il quale si sarebbe ritirato dalla politica), ma non anche eleggere, come aveva detto ieri l'altro di sperare, con i suoi soli deputati, il nuovo presidente della Repubblica, né di cambiare a suo gradimento, la Costituzione turca laica ed ataturkista.

Questa volta infatti le cose sono andate diversamente dal 2002, quando entrarono in Parlamento solo due partiti (l'Akp ed il Chp), il che fruttò ad Erdogan, con il 34,5%, ben i due terzi dei deputati. Ieri hanno superato l'alta soglia del 10% tre partiti: oltre all'Akp (Partito per la giustizia e lo sviluppo) e al Partito Repubblicano Chp, che ha preso il 21% dei voti, ci sarà anche il Partito nazionalista Mhp (che, con l'8,3 fu escluso nel 2002, ma che ieri ha ottenuto ben il 15%) a dividersi i 550 membri del Parlamento.

Inoltre Erdogan sa di avere ottenuto lo strepitoso risultato di ieri eliminando dalle liste i candidati più legati ai circoli ed alle confraternite islamiche, e riempiendole anche nei posti di capolista o di numero due (in Turchia non c'é voto di preferenza, ma vengono eletti i primi della lista) diversi esponenti laici e persino alcuni provenienti dalla sinistra laica: tra questi Ertugrul Gunay, ex dirigente del partito laico di sinistra Chp. Il risultato è che sono stati assottigliati e quasi eliminati dal gruppo parlamentare dell'Akp i gruppi legati a personaggi come Bulent Arinc, il presidente uscente del Parlamento, Cemil Cicek, ex portavoce del governo, che si erano distinti in battaglie ideologiche di carattere islamista.

"Il nuovo gruppo parlamentare dell'Akp è stato direttamente eletto da Erdogan, ma non sarà sempre prono ai suoi voleri, né obbedirà a circoli islamici, come il precedente", afferma Yokun Eren un giornalista turco di orientamento laico e di sinistra.

Il risultato elettorale di ieri più che un referendum sulla laicità e sul progetto di islam moderato di Erdogan, sembra un voto orientato piuttosto alla stabilità garantita da un governo monocolore, data anche la brutta esperienza ed il brutto ricordo che i turchi hanno dei governi di coalizione. Quanto alle grandi questioni strategiche, come l'elezione del capo dello Stato e le modifiche della Costituzione, Erdogan dovrà contrattarli con gli altri partiti e con diversi eletti laici del suo stesso gruppo parlamentare, il che sembra escludere nuove crisi come quella che il 27 aprile scorso spinse i militari turchi ad un duro comunicato in Internet, in cui chiarivano che il capo dello Stato in Turchia "deve essere un laico nei fatti e non solo a parole".

Queste limitazioni alla vittoria di Erdogan sono tali da rassicurare i mercati e gli ambienti finanziari turchi (favorevoli ad un governo monocolore chiunque ne sia il leader) perché a loro volta le istituzioni statali, tra cui in primo luogo quelle militari, ne sono rassicurate. A condizione che Erdogan usi davvero con prudenza _ come ha affermato _ il suo attuale notevole potere soprattutto per la scadenza di agosto quando il nuovo Parlamento dovrà eleggere il nuovo capo dello Stato.

Dato politico nuovo del nuovo Parlamento turco, oltre il rientro dei nazionalisti turchi, è che dopo anni tornerà ad essere rappresentato, con ben 24 deputati, il Partito dei nazionalisti curdi, che ora, dopo le passate traversie con la magistratura, si chiama Dtp. I suoi esponenti sono stati eletti come indipendenti. Tra gli altri 5 indipendenti eletti anche l'ex premier Mesut Yilmaz recentemente prosciolto da accuse per corruzione e probabilmente anche il famigerato leader del partito islamonazionalista Bbp, Musin Yazicioglu, che fu protagonista della gazzarra a Santa Sofia a Istanbul alla vigilia della visita del Papa e i cui seguaci sono stati coinvolti nell'omicidio del giornalista turco armeno, Hrant Dink in gennaio.

 

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