La politica

Padoa Schioppa e Gianni Letta

PD. Letta pronto, per Pannella dubbi

di Paolo Corallo

22-07-2007

ROMA. Enrico Letta chiede di aspettare ancora martedì per sapere se ci sarà anche il suo nome sulla scheda per le primarie del Pd del 14 ottobre. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha ancora gli ultimi, residui dubbi da sciogliere, ma l'esito appare ormai scontato. E' lo stesso Letta che in un'intervista al Corsera dice che "dappertutto" viene sollecitato a scendere in campo, e poi l'omaggio che fa a Walter Veltroni, a Rosy Bindi e a Furio Colombo rende palese il suo orientamento: "Sono loro grato. Decidendo di candidarsi hanno deciso di rischiare, e quindi ci hanno dato una lezione perché il rischio è il segreto della politica".

Chi invece procede sparato è Marco Pannella, anche se contro di lui è già iniziato un bel fuoco di sbarramento. Può il leader radicale correre per la segreteria del Partito democratico? No rispondono in molti, che oppongono gli sbarramenti regolamentari approvati dal Comitato dei 45 per evitare incursioni nel processo delle primarie. Tra i contrari, due dei tre coordinatori dell'Ulivo, Antonello Soro e Maurizio Migliavacca, mentre il terzo, il prodiano Mario Barbi, appare più possibilista: a lui basterebbe l'adesione del solo Pannella alla Costituente e l'accettazione del Manifesto del Pd. Ma lo stesso Barbi manifesta il timore di tanti.

"Non vorrei che Pannella _ dice _ pensasse alla Costituente del Pd come a un'onda da cavalcare con il surf della propria popolarità".

Questa perplessità la si ritrova anche in chi altrimenti sarebbe favorevolissimo ad un coinvolgimento di Pannella nella costruzione del Pd. "Siamo di fronte ad una boutade oppure ad una iniziativa politica?", si chiede il diessino Enrico Morando, che vorrebbe tanto si trattasse di una cosa seria, perché il coinvolgimento di radicali e socialisti lo considererebbe un "fatto estremamente positivo".

Radio Radicale intanto raccoglie commenti a raffica, ed è questo un segno che l'annuncio di Marco Pannella non era una trovata di breve respiro. Per questa notte è previsto un lungo filo_diretto radiofonico del leader radicale con il direttore della radio Massimo Bordin. "Faremo una valutazione sull'opportunità di proseguire con questa mia iniziativa", si limita ad anticipare Pannella, ma il tono della voce tradisce la sua determinazione ad andare avanti.

Tra gli otto nomi che alla fine potrebbero apparire sulla scheda delle primarie, tre sicuramente spiccano. In testa Walter Veltroni, in tandem con Dario Franceschini, sostenuto da quasi tutti i dirigenti dei Ds e della Margherita. Poi c'é Rosy Bindi, l'unica donna in corsa, che incalza Veltroni chiedendogli di esprimersi sul documento di Francesco Rutelli, in particolare per la storia del centrosinistra di nuovo conio. Se si tratta di aprire la porta a personaggi come Marco Follini, obietta Bindi, non ci sono problemi. "Ma l'orizzonte del Pd _ puntualizza _ è di condurre a piena maturazione la scelta di governo della sinistra italiana. Di tutta la sinistra, non solo di quella che oggi si definisce riformista". Molti prodiani guardano a lei con simpatia e speranza.

Infine Enrico Letta che, sebbene non abbia ancora preso la decisione finale, già dà un carattere preciso alla sua possibile candidatura: rappresenta la generazione degli anni '80 che ''nella politica è poco rappresentata". Quella generazione che neanche lo ricorda il Muro di Berlino, e che è quindi la più adatta per un partito come il Pd che vuole essere post_ideologico.

Non è ancora candidato, ma c'é già chi si schiera con lui. E' il caso dell'eurodeputato diessino Gianni Pittella, che compensa in parte la scelta fatta invece dai parlamentari europei della Margherita.

"Dei dieci eurodeputati della Margherita _ assicura Lapo Pistelli _ nove sono per il sostegno al ticket Veltroni_Franceschini, con una sola eccezione, Vittorio Prodi, che è allineato sulla candidatura di Rosy Bindi".

Ma c'é anche chi guarda al dopo ballottaggio. E' il caso di Giorgio Merlo, che teme che dopo i risultati tutto finisca a tarallucci e vino, con gli sconfitti in qualche modo ripescati. Dovranno invece rappresentare la minoranza del partito e basta, chiede Merlo.

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