Economia

I Presidenti di Senato e Camera, Marini e Bertinotti

Camera e Senato. Risparmio di 60 milioni. Abbassate le pensioni e ristretti i requisiti

23-07-2007

ROMA. Una settantina di milioni di euro di risparmi a regime, con una riduzione di circa il 25% della spesa attuale di per i vitalizi: ecco cosa cambia in seguito alle decisioni assunte contemporaneamente dal Consiglio di presidenza del Senato e dall'Ufficio di presidenza della Camera per la riduzione delle ‘pensioni' dei parlamentari

NUOVI REQUISITI PER IL VITALIZIO - Il vitalizio potrà essere percepito solo a 65 anni. Potrà averlo a 60 anni solo chi abbia svolto il mandato parlamentare per almeno 10 anni effettivi.

SERVIRANNO CINQUE ANNI DI MANDATO - Dalla prossima legislatura il diritto al vitalizio potrà essere maturato solo se si è stati parlamentari per cinque anni effettivi, qualunque sia il numero di legislature in cui il mandato si è svolto. Per non penalizzare i parlamentari nel caso del cosiddetto ‘scioglimento tecnico' (cioé dell'anticipazione delle elezioni di pochissimi mesi), si è concordato che una frazione di almeno 6 mesi dovrà essere computata per un anno: basteranno in quel caso 4 anni e mezzo per ottenere la pensione.

LA SOPPRESSIONE DEL RISCATTO - Dalla prossima legislatura non sarà più possibile ai parlamentari riscattare il vitalizio in caso di fine anticipata della legislatura.

Resta in vigore la disposizione per cui è riconosciuto il diritto alla restituzione dei contributi ai parlamentari che non raggiungono il requisito minimo per maturare il vitalizio.

DIMINUISCE L'ENTITA' DELL'ASSEGNO VITALIZIO - Attualmente, il vitalizio può variare da un minimo del 25% al massimo dell'80% dell'indennità parlamentare lorda: ciò resta invariato per i parlamentari in carica. Per chi inizierà il mandato dalla prossima legislatura entrerà in vigore una nuova tabella, con una progressione dal 20 al 60%.

In pratica, si parte da un minimo del 20% con 5 anni effettivi di mandato, e si aggiungerà una quota del 4% per ogni anno dal sesto al 15/o. Per tutti coloro che proseguiranno il mandato oltre il 15/o anno, l'aliquota non crescerà più, restando ferma al nuovo tetto del 60%.

L'effetto finanziario di questa misura è una riduzione del vitalizio per chi avrà meno di 8 anni effettivi; invece resta invariato per chi ha 8 anni, ed aumenta per chi ha tra 9 e 17 anni. Per i mandati più lunghi la decurtazione arriverà al 60%, determinando una significativa riduzione dell'onere complessivo per il bilancio delle Camere. Dal punto di vista politico ci sarà una perequazione rispetto alla normativa finora in vigore che avvantaggia i parlamentari che abbiano svolto meno anni di mandato.

BASTA A CUMULO VITALIZIO CON ALTRE INDENNITA' - Attualmente il vitalizio viene sospeso se si viene rieletti parlamentari nazionali o si viene eletti parlamentari europei o consiglieri regionali.

La nuova normativa prevede di estendere la sospensione a tutti gli incarichi di natura politica che comportano emolumenti a carico del bilancio dello Stato e di altri enti pubblici, purché per tali incarichi siano previsti emolumenti pari o superiori al 40% dell'indennità parlamentare lorda. Oltre a quelli di governo, determinano la sospensione del vitalizio i seguenti incarichi: assessore regionale, presidente di provincia o sindaco di comune oltre una certa soglia di popolazione ed incarichi incompatibili con quello di parlamentare.

Sono, in particolare quelli di presidente della Repubblica, di giudice costituzionale, di membro del Csm, di componente di altri organismi di autoamministrazione delle magistrature amministrative, contabile, tributaria e militare, di presidente del Cnel, di componente di Authority e di componente del Cda Rai. Resta comunque il diritto di optare tra l'indennità ed il vitalizio.

LE NOVITA’ ENTRANO IN VIGORE DALLA PROSSIMA LEGISLATURA - Tutte, tranne quella della sospensione del vitalizio: questa sarà applicata perda questa legislatura relativamente a tutti gli incarichi assunti dopo l’1 gennaio 2008. STOP RIMBORSI VIAGGI ALL’ESTERO DI AGGIORNAMENTO - Dal primo gennaio di quest’anno i parlamentari non avranno più diritto ai 3.100 euro annui a titolo di rimborso spese per viaggi internazionali e di aggiornamento.

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