Dal Mondo

Tony Blair, ex premier GB, ora emissario del Quartetto (Usa, Ue, Onu, Russia)

Missione difficile per Blair emissario del Quartetto (Usa, Ue, Onu, Russia)

di Aldo Baquis

25-07-2007

TEL AVIV. L'emissario del Quartetto (Usa, Ue, Onu, Russia) ed ex premier britannico Tony Blair ha iniziato nel segno della cautela la sua prima missione mediorientale. "Sono venuto per ascoltare, imparare e riflettere" ha detto ai suoi numerosi interlocutori odierni: il capo dello Stato israeliano Shimon Peres, il premier Ehud Olmert, il presidente palestinese Abu Mazen, il suo premier Salam Fayyad e il leader del Likud Benyamin Netanyahu.

Ai giornalisti che cercavano di estorcergli dichiarazioni più significative, Blair ha parsimoniosamente rilevato che "esiste un momento di opportunità". Dopo sette anni di rivolta armata nei Territori, mentre i palestinesi sono divisi fra Gaza e la Cisgiordania in due entità politiche ostili, e mentre il futuro politico di Olmert resta nebuloso (in attesa che la Commissione ufficiale di inchiesta sulla guerra in Libano pubblichi il suo rapporto definitivo) non è facile fare programmi di lunga portata. Nei prossimi mesi dovrebbe essere convocata una conferenza (o un incontro) regionale. Per il suo successo è necessario tastare il terreno, gettare le basi. Questo è probabilmente il primo obiettivo di Blair e anche dei due ministri degli Esteri arabi (l'egiziano Ahmed Abul Gheit e il giordano Abdallah al Khatib) che oggi a Gerusalemme incontreranno i principali dirigenti israeliani.

Che la missione di Blair si svolga in un terreno minato è apparso evidente già ieri quando da Gaza Hamas ha manifestato malumore per essere stato escluso dalle sue consultazioni. Nei giorni scorsi Hamas aveva espresso una disponibilità di massima a dialogare con l'emissario del Quartetto.

Ieri il tono è cambiato: "Blair - ha detto Sami Abu Zuhri, un portavoce di Hamas - è uno strumento israelo-americano, non ha niente da offrire al popolo palestinese". La Jihad islamica gli ha poi rimproverato il ruolo attivo della Gran Bretagna nella guerra in Iraq e ha messo in guardia dal "tentativo di accrescere le divisioni" fra i palestinesi.  A Ramallah Blair è stato invece accolto con simpatia personale da Abu Mazen e dai suoi collaboratori, ma anche con un senso di spossatezza.

Se ne è fatto interprete Saeb Erekat, ex negoziatore capo con Israele, secondo cui i palestinesi non sono interessati a nuove iniziative diplomatiche ma a una chiara tabella di marcia che porti alla fine dell'occupazione militare israeliana e alla nascita di uno Stato indipendente entro le linee antecedenti la guerra del 1967: in Cisgiordania, a Gaza e a Gerusalemme est. Anche il premier Fayyad si è espresso in termini pratici: gettare le basi dell'economia palestinese e delle future strutture politiche, ha notato, non può avvenire separatamente dalla realtà sul terreno, dove prevalgono finora le considerazioni di sicurezza di Israele e le limitazioni imposte agli spostamenti della popolazione palestinese.

A Gerusalemme, come a Ramallah, Blair ha trovato interlocutori scettici. Da Netanyahu ha appreso che bisogna procedere "senza illusioni" e agire su due fronti: isolare e abbattere il regime di Hamas a Gaza, puntellare l'economia in Cisgiordania. "Se in Cisgiordania non c'é un Hamas-stan come a Gaza - gli ha detto Netanyahu - è solo perché la Giordania impedisce seriamente il contrabbando di armi e in Cisgiordania l'esercito israeliano controlla la situazione". Secondo alcuni osservatori il successo della missione Blair dipenderà alla fine dal livello di collaborazione con Olmert. Questi teme la caduta del governo a mesi, con la pubblicazione del rapporto sulla guerra in Libano. Se l'emissario del Quartetto riuscisse ad avviare nei prossimi mesi un'iniziativa diplomatica credibile, Olmert potrebbe decidere di farla sua per dare nuovo ossigeno al suo governo.

Il palinsesto di oggi