La politica

Da sinistra, Giovanni Guzzetta con il ministro Giuliano Amato

Referendum. Una valanga di firme

25-07-2007

ROMA. Pesa due tonnellate la ‘valanga gentile' di 820.916 firme depositate ieri in Cassazione dal comitato promotore per chiedere un referendum sulla legge elettorale. Duecentosette scatoloni che messi uno sopra l'altro sarebbero alti quanto la torre di Pisa.

Esultano i referendari. "Sono strafelice", dice il presidente Giovanni Guzzetta abbandonando per un giorno il tono ‘british' che lo ha caratterizzato per tutta la campagna di raccolta delle sottoscrizioni. A questo punto, dopo il vaglio della Suprema Corte e quello della Corte Costituzionale, la consultazione popolare potrebbe tenersi nella primavera del 2008. Il condizionale è d'obbligo visto che, a quanto pare, il referendum sta ottenendo l'effetto desiderato, di ‘pistola puntata' per spingere le Camere ad approvare una legge che potrebbe farlo decadere. "Mi auguro che il Parlamento metta in campo una iniziativa - ragiona Guzzetta, che annuncia per ottobre una manifestazione a Roma in difesa del bipolarismo e, dunque, contro la riforma sul modello tedesco - ma si trova in grande imbarazzo. Le forze politiche possono uscire da questa situazione battendo un colpo d'ala. Mi auguro che la genuinità di questo movimento possa essere da stimolo al Parlamento".

E un appello per un'iniziativa concreta alle Camere arriva dal presidente del Senato, Franco Marini.

"Al di là delle soluzioni - sottolinea - c'è la volontà di cambiare la legge elettorale. Io sono per la via parlamentare".

Arrivare a una modifica del sistema di voto però, osserva Marini, "non sarà facilissimo" ma c'è comunque "un barlume di avvicinamento", tra maggioranza e opposizione, anche se forse non del tutto alla luce del sole. Ne è una conferma anche l'accelerazione del presidente della commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama e relatore del provvedimento, Enzo Bianco.

"Si esca - è il suo invito - dalle attese tattiche: stiamo completando in commissione il dibattito generale. Subito dopo la pausa estiva passeremo all'esame di un testo che tenga conto delle varie posizioni. Se alla disponibilità e all'apertura dichiarate seguiranno i fatti nel giro di poche settimane il Parlamento potrà varare la nuova legge elettorale".

A chiedere di fare presto è anche Walter Veltroni che ha dichiarato il proprio sostegno alla consultazione popolare pur senza firmare. "Bisogna trovare urgentemente una soluzione in Parlamento - è l'appello del leader in pectore del Pd - altrimenti ci sarà il referendum, che comunque porterà a una legge migliore di quella attuale".

La ‘dead line' per le Camere è di fatto a gennaio del prossimo anno. Dopo il 20 di quel mese, infatti, Cassazione e Consulta dovranno aver deciso sul referendum e i partiti dovranno prendere posizione a favore, contro o per l'astensione. Cosa che potrebbe scatenare una guerra fratricida all'interno delle coalizioni.

E c'è già chi chiede che da subito le forze politiche si schierino. "Ora l'Ulivo - è l'invito del diessino Marco Filippeschi - dica già chiaro che, se il referendum si farà, voterà sì. L'impegno a cambiare la legge elettorale in Parlamento sarà rafforzato da una posizione chiara che in questi mesi non c'é stata perché, come ha detto Veltroni il referendum è meglio della legge attuale".

Un punto sul quale, però, non tutta la maggioranza è d'accordo. "Il risultato del referendum è un porcellum al cubo", dice il Pdci con Orazio Licandro. "Dal referendum - gli fa da coro il leader dello Sdi, Enrico Boselli - uscirà una legge peggiore di quella attuale". Mentre per l'Udeur, con Mauro Fabris, i referendari hanno "raccontato una favola" a chi ha firmato, per cui "bisogna trovare una soluzione parlamentare per approvare una nuova legge elettorale così che le firme, già tradite dai referendari, trovino una risposta positiva in Parlamento". Insomma, per evitare un effetto deflagrante nella maggioranza una soluzione in Parlamento va trovata subito alla ripresa dei lavori di settembre.

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