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Michael Rasmussen

Rasmussen abbandona. Tour e doping, la Rabobank ritira il suo leader in maglia gialla

26-07-2007

PARIGI.  I sospetti sulla maglia gialla Rasmussen costano al danese l'esclusione dal Tour de France. E' stata la stessa squadra, la Rabobank, a decidere ieri sera di ritirare il suo leader dalla corsa, in attesa di capire se anche gli altri corridori del team olandese verranno mandati a casa. Michael Rasmussen aveva vinto ieri l'ultima durissima tappa  pirenaica con arrivo sul Col de l'Abisque, rafforzando il primato in classifica generale e ipotecando così la vittoria finale.

Michael Rasmussen se ne va vestito di giallo, lascia la Grande Boucle da dominatore chiacchierato. Accusato di aver saltato nell'arco di tre mesi, due o forse addirittura quattro controlli anti doping, Rasmussen diventa scomodo e chiacchierato. Vince due tappe, entrambe di montagna. Ma la sera del secondo successo, quello di ieri sull'Aubisque, la sua squadra toglie dall'imbarazzo l'Uci e l'organizzazione del Tour, vogliosi di cacciare via il danese senza averne però i mezzi visto che Rasmussen non ha violato nessuna regola antidoping, e lo invita a salutare tutti e a lasciare maglia, strade francesi e le decine di telecamere puntate. "Non sarà alla partenza della 17/a tappa - spiega un portavoce della Rabobank - Ha violato le regole del team". Solo al via della 17a tappa si saprà se la Rabobank farà ancora parte della 94/a edizione della corsa francese, "Non abbiamo ancora deciso se andare avanti anche senza di lui". Il direttore della Rabobank, Theo de Rooy ha chiarito la situazione: "Diverse volte ci ha comunicato in modo sbagliato i luoghi dei suoi allenamenti - ha ammesso - La direzione della squadra ha ricevuto questa comunicazione in alcune circostanze e oggi ne abbiamo ricevuto una nuova". Sorpreso il presidente dell'Uci, Pat McQuaid: "La Rabobank non mi ha notificato niente - ha spiegato dunque non voglio commentare nulla. Sono solo sorpreso che non ne abbiano discusso con noi".

Finisce così dunque una giornata terribile per il Tour, dopo le positività dei giorni scorsi di Sinkewitz (venuta fuori al Tour, ma accertata l'8 giugno scorso), di Vinokourov e dell'italiano Cristian Moreni, positivo che rinuncia alle controanalisi e spinge la sua squadra Cofidis a lasciare il Tour.

 Non si ferma dunque la tempesta doping, e la Grande Boucle è sempre più nel caso. Il sit-in di protesta delle squadre francesi contro il doping, ma anche i continui blitz delle forze dell'ordine alla ricerca di sostanze dopanti nei pullman e negli alberghi delle squadre. I ritiri dei team Astana e Cofidis, ma anche i due ordigni esplosi in territorio spagnolo a 50 metri dal percorso, probabilmente firmati dall'Eta.

 I forti contrasti tra Uci e organizzatori del Tour, ma pure l'evidente disparità di trattamento riservata negli ultimi anni da entrambe le 'istituzioni' ciclistiche alle diverse federazioni nazionali.

Quanto basta per dire che la 94/a edizione del Tour de France non passerà facilmente nel dimenticatoio, e non certo per le imprese sportive dei protagonisti, che comunque non sono mancate, bensì per le solite vicende di doping, che da anni ormai caratterizzano lo svolgimento della corsa ciclistica più importante del mondo. E allora torna il giudizio di sempre: questa è la fine del ciclismo (lo dice ad esempio Eddie Merckx), si è toccato il punto di non ritorno. Ma basta guardarsi un po' indietro.

Dal 1998 (l'anno del 'trionfo' di Marco Pantani), con l'esplosione del caso Festina e l'arresto del massaggiatore Willy Voet, che al Tour de France con scadenza annuale torna l'incubo del doping. Ma allora il sit-in di protesta dei corridori veniva inscenato per protestare contro l'accanimento nei loro confronti di forze dell'ordine e media: quello di stamani, al via della 16/a tappa, promosso da sei squadre francesi (Agritubel, AG2r, Francaise des Jeux, Bouygues Telecom, Cofidis, Credit Agricole) e 2 tedesche (Gerolsteiner and T-Mobile), voleva essere un segnale lanciato, all'indomani del caso Vinokourov, per dimostrare come una parte dei corridori voglia ripulire questo sport. Bersaglio della protesta lo stesso Rasmussen, escluso per decisione della sua federazione dai prossimi mondiali per aver evitato alcuni controlli antidoping non comunicando i luoghi dei suoi allenamenti. Poche ore dopo la protesta, arrivava la conferma della positività di Moreni (anche lui nel sit-in), con la conseguente estromissione della squadra francese della Cofidis. Dopo il '98 e' stato un continuo scandalizzarsi.

 

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