Economia

Parmalat. Rinviati a giudizio tanti nomi famosi

26-07-2007

PARMA. Si è chiusa con il rinvio a giudizio di tutti i nomi famosi coinvolti nel crac di Collecchio l'udienza preliminare a Parma del processo Parmalat. Calisto Tanzi, ex patron del colosso alimentare, Fausto Tonna, ex direttore finanziario, Gianpiero Fiorani, ex numero uno della Banca Popolare di Lodi, Giovanni Bonici, ex responsabile di Parmalat Venezuela ed ex presidente di Bonlat (la società "cassonetto" del gruppo), Domenico Barili, ex direttore marketing Parmalat, Luciano Silingardi, ex presidente di Cariparma ed ex membro del Cda Parmalat, sono stati rinviati a giudizio assieme ad altre 50 persone con l'accusa di concorso in bancarotta e, per alcuni, di associazione per delinquere.

La prima udienza dibattimentale del processo è stata fissata per il 14 marzo 2008 nella città emiliana. Sul banco degli imputati ci sarà anche Cesare Geronzi.

Il presidente di Capitalia è stato rinviato a giudizio dal Gup Domenico Truppa con l'accusa di usura e concorso in bancarotta, nell'ambito del filone processuale relativo alla cessione delle acque minerali Ciappazzi. Tanzi, secondo l'accusa, sarebbe stato 'costrettò all'acquisto per un prezzo fuori mercato. Con lui andranno a giudizio altri sette manager, o ex dirigenti, di Capitalia tra cui Matteo Arpe, ex ad del gruppo bancario romano accusato di bancarotta semplice.

"Il rinvio a giudizio di alcuni esponenti di vertice di Capitalia rappresenta un provvedimento sorprendente", hanno commentato i legali di Capitalia.

"Capitalia - hanno sottolineato - è stata oggetto di una truffa che ha coinvolto il sistema bancario nazionale e internazionale. Allo stesso modo di tutti gli altri uomini di banca, gli esponenti di Capitalia non potevano percepire il dissesto del Gruppo Parmalat".

Dopo tredici mesi dall'avvio del processo (il 5 giugno 2006) e quasi quattro anni di inchiesta, sono arrivate anche le prime vere sentenze nei confronti di alcuni protagonisti dello scandalo finanziario. Si tratta di cinque condanne a seguito di giudizio abbreviato e di nove proscioglimenti 'pienì pronunciati oggi dal Gup Truppa. Condanna a tre anni di reclusione per Luca Baraldi, ex componente del cda Parmatour ed ex dirigente del Parma calcio (ma anche di Lazio, Modena e della Lega). Pena decisamente più pesante di quella (un anno e 10 mesi) chiesta nei suoi confronti dalla procura.

Baraldi è stato condannato anche all'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e a un'interdizione di dieci anni da incarichi in aziende private. Dovrà anche pagare una provvisionale di 250.000 euro immediatamente esecutiva (come per gli altri imputati, gli aventi diritto potranno presentare istanza al Tribunale da lunedì).

Condannato anche l'avvocato milanese Giampaolo Zini, creatore del Fondo Epicurum e stretto sodale di Tanzi: sette anni e 10 mesi. Anche per lui è stata pronunciata l'interdizione perpetua dei pubblici uffici. Nove anni e interdizione perpetua dei pubblici uffici a Maurizio Bianchi, ex revisore Grant Thornton. Secondo il Gup Truppa il ruolo ricoperto per anni dal revisore é stato tale da creare le condizioni per mettere in piedi l'enorme truffa finanziaria di Collecchio (14 miliardi di buco complessivo).

Un altro nome importante del crac, l'ex direttore finanziario Parmalat Luciano Del Soldato è stato condannato a sette anni e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Alfredo Poldy Allay Patarino, ex membro del cda Parmatour, ha avuto un anno e otto mesi di reclusione. Le pene inflitte sono state generalmente più pesanti rispetto a quelle richieste dall'accusa. Assolta, invece, la sua collega nel Cda Daniela Ambanelli.

Tra gli assolti con formula piena ci sono anche Ettore Gotti Tedeschi, noto economista piacentino, e l'imprenditore italo-americano Luis Cayola, ex amministratore della Newlat, azienda comprata da Tanzi al tempo dei primi provvedimenti antimonopolistici adottati dall'Authority nei confronti di Parmalat.

Il Gup Domenico Truppa con i suoi proscioglimenti ha, in qualche modo, messo in crisi una parte del teorema accusatorio messo in piedi dalla Procura parmigiana. In particolare il nesso, da sempre ritenuto esistente dagli inquirenti, tra la quotazione del gruppo alimentare (risalente al 1989-90) e il dissesto verificatosi nel novembre-dicembre del 2003. Secondo il giudice parmigiano questo "nesso causale" non è stato sufficientemente provato, anche perché le due vicende sono molto distanti cronologicamente l'una dall'altra. Tra le dieci persone prosciolte si contano molti degli artefici dell'operazione di quotazione, tra cui il banchiere Carlo Zini ex numero uno di Monte Paschi.

Nell'udienza sono stati ratificati anche 16 patteggiamenti (tra cui quello a quattro anni e 10 mesi di Franco Gorreri, ex tesoriere Parmalat) già concordati nelle pene con la procura. Soddisfatto il Procuratore della Repubblica di Parma Gerardo Laguardia. "Era un processo con circa 130 imputati - ha detto il magistrato che, in aula, ha dato man forte al Pm Vincenzo Picciotti - ora gli indagati sono ridotti alla metà, grazie ai patteggiamenti, ai proscioglimenti e ai giudizi abbreviati. Possiamo dire che siamo a buon punto".

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