Dal Mondo

Bulgari

Dubbi sul negoziato di Tripoli. Le infermiere bulgare confermano le torture ma non raccontano

26-07-2007

VIENNA. Il giorno dopo la liberazione e il ritorno a casa, le cinque infermiere bulgare e il medico palestinese raccontano i primi particolari del loro calvario, mentre l'euforia generale per avere salvato sei vite umane passa in secondo piano e subentrano molte domande: chi paga il conto dell'accordo? Chi esce meglio dalla vicenda? La Libia o l'Unione europea? Già da giorni si sapeva che a indurre la Libia a commutare in ergastolo la condanna a morte dei sei stranieri accusati di avere contagiato con l'Aids a oltre 400 bambini libici, c'era l'accordo sui 400 milioni di dollari di indennizzi alle famiglie dei bambini. Ma adesso escono particolari sui "fringe benefits" strappati da Tripoli nel negoziato per salvare la vita dei sei.

Alla prima conferenza dopo il rilascio  hanno partecipato a Sofia solo due infermiere e il medico palestinese con cittadinanza bulgara. Le donne hanno confermato di essere state torturate durante gli interrogatori e di avere potuto vedere solo dopo quasi un mese dall'arresto (nel febbraio 1999) un rappresentante dell' ambasciata bulgara. Non hanno però voluto dare particolari sulle torture subite, dicendo di volerli risparmiare persino ai loro cari. Hanno detto di perdonare la Libia e di non volere intentare nessuna causa. Ma accetteranno invece di essere interrogate dai procuratori nell'ambito delle indagini avviate dalla Bulgaria sulle accuse di tortura dei carcerieri libici. La prima notte da persone libere non sono riuscite a dormire: "Siamo scioccate dalla liberta", ha spiegato una di loro. Secondo i medici, i sei sono traumatizzati dalla lunga detenzione e soffrono di una serie di disturbi, fra cui quelli dei marinai dopo lunghi soggiorni nei sottomarini, come l'agorafobia.

L'accordo firmato con l'Ue garantisce a Tripoli maggiore accesso dei suoi prodotti al mercato comune. Inoltre rappresenta uno sdoganamento del Paese e un biglietto d'ingresso nel club della comunità civile dopo la lunga quarantena seguita all' attentato di Lockerbie del 1988 a un aereo Usa della Pan American in cui morirono 270 persone. La Libia d'altra parte ha molto da offrire all'occidente e all'Ue in particolare: oltre alle riserve di petrolio, la cooperazione nella lotta al flusso di immigrati clandestini che dal suo territorio raggiungono l'Europa.

La Francia, che con Cecilia Sarkozy come testimonial, ha avuto (o "scippato", secondo altre letture) il ruolo di protagonista nell'operazione di salvataggio delle infermiere, ha già annunciato di voler assecondare il desiderio della Libia di essere "integrata nella cerchia degli stati civili". Il presidente, Nicolas Sarkozy, è già corso ieri in visita, bruciando ancora una volta tutti gli altri sul tempo. Secondo i media francesi, Gheddafi avrebbe preteso per il rilascio delle infermiere che la Francia partecipi alla costruzione di un' autostrada est-ovest e di una ferrovia. La francese Dassault ha ricevuto una commessa per l'ammodernamento dei caccia Mirage-F1 e spera in ordinativi dei suoi aerei da combattimento militari Rafale.

La Bulgaria d'altra parte, membro dell'Ue da gennaio, ha annunciato oggi la possibilità, già ventilata nei giorni scorsi come strumento di pressione per convincere Tripoli a commutare in ergastolo la condanna a morte delle infermiere, di cancellare il debito contratto dalla Libia con Sofia negli anni del regime comunista. "Il governo bulgaro deciderà su come partecipare agli sforzi della comunità internazionale per aiutare i bambini libici malati di Aids", ha detto ieri il premier, Serghei Stanishev. Una variante è sicuramente cancellare il debito della Libia: "La libertà e i diritti umani non hanno prezzo", ha aggiunto, precisando che "non si tratta di un riscatto o di un'ammissione di colpa delle infermiere bulgare". Il debito libico ammonta a 54 milioni di dollari (39 milioni di euro). Stanishev ha anche assicurato che il governo farà il possibile per il pieno reinserimento delle infermiere nella società. Tutto il procedimento giudiziario delle infermiere bulgare, andato avanti quasi per nove anni, è costato alla Bulgaria, a quanto indicato ieri, quattro milioni di lev (due milioni di euro). La compagnia Mobiltel, maggiore operatore di cellulari in Bulgaria, ha intanto annunciato che donerà una casa a ciascuna delle cinque infermiere.

Il palinsesto di oggi