Dal Mondo

Due arabi per la pace. MO. I ministri degl i Esteri di Egitto e Giordania a Gerusalemme

di Aldo Baquis

26-07-2007

GERUSALEMME. Dopo mesi di languore forzato (anche per il confronto armato a Gaza fra Hamas e al Fatah) il processo di pace mediorientale è tornato di grande attualità: martedì con la spola fra Gerusalemme e Ramallah dell'emissario del Quartetto Tony Blair e ieri con la visita dei ministri degli Esteri di Egitto, Ahmed Abul Gheit, e Giordania, Abdel Elah al Khatib. In una fitta serie di incontri - con il capo dello Stato Shimon Peres, con il ministro degli Esteri Tzipi Livni, con i membri della commissione parlamentare per gli Affari esteri e la Difesa - i due diplomatici arabi hanno "teso la mano" agli interlocutori israeliani e li hanno sollecitati a studiare nei dettagli il Piano di pace della Lega araba. A grandi linee, esso prevede un ritiro totale di Israele dai territori occupati nel 1967 (Gerusalemme est inclusa), lo smantellamento delle colonie e una soluzione concordata della questione dei profughi palestinesi. In cambio, Israele beneficereb-be della normalizzazione delle relazioni con i Paesi della Lega araba.

Al loro arrivo a Gerusalemme i due ospiti sono stati accolti da un vistoso titolo di prima pagina del quotidiano Haaretz, secondo cui il premier Ehud Olmert è pronto a intraprendere con il presidente palestinese Abu Mazen negoziati per un "accordo di principio". Olmert, secondo il giornale, propone di procedere con circospezione: iniziare dalle questioni tecniche per passare a quelle più spinose. Elaborato un documento, Abu Mazen chiederebbe mediante elezioni il sostegno del popolo palestinese, Olmert avrebbe bisogno della approvazione della Knesset (parlamento). Fonti vicine ad Abu Mazen hanno detto di essere rimaste sorprese dalle rivelazioni del giornale, che ritiene di poter anticipare alcuni elementi del pensiero di Olmert. Ad esempio: la disponibilità a un ritiro dal 90 per cento dalla Cisgiordania e allo scavo di un tunnel che dovrebbe collegare Gaza alla Cisgiordania; e anche la possibilità che la capitale del futuro stato palestinese possa trovare sistemazione in rioni periferici di Gerusalemme.

Intervistata dalla televisione commerciale Canale 10, la Livni ha preferito non entrare nei dettagli delle informazioni del giornale. In termini generali ha precisato che anche in futuro i negoziati dovranno avere carattere bilaterale israelo-palestinese mentre la Lega araba potrà fare opera di sostegno. La Livni ha osservato che la situazione attuale racchiude elementi promettenti perché il nuovo governo palestinese di Salam Fayyad punta alla costituzione di uno Stato indipendente che viva in pace con Israele. Ha aggiunto che la visita dei ministri degli Esteri arabi e l'impegno del Quartetto possono contribuire alla ripresa del dialogo. Ma il tempo stringe, ha anche avvertito.

Da Gaza Hamas ha criticato la missione dei ministri degli Esteri arabi i quali avrebbero dovuto esigere "la fine degli attacchi contro il popolo palestinese e la rimozione dell' assedio". Hamas ha lanciato nuove accuse al presidente Abu Mazen e al suo entourage responsabile, secondo Mahmud Zahar, di aver sottratto "centinaia di milioni di dollari" al popolo palestinese. Hamas ha apertamente messo in guardia i servizi di sicurezza dell'Anp a non infastidire in Cisgiordania i miliziani di Hamas "perché in futuro potrebbe verificarsi una situazione simile a quella di Gaza". Ossia presto o tardi Hamas potrebbe espugnare con la forza anche la Cisgiordania.

Il palinsesto di oggi