La politica

Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini

Legge elettorale. E' pace tra Fini e Berlusconi. L'UDC si irrita

di Alessandra Chini

27-07-2007

ROMA. "Basteranno due minuti di colloquio molto aperto e assolutamente sincero con Fini per chiarire tutto sulla legge elettorale". L'incontro è durato un po' più della previsione del Cavaliere, ma che dalla riunione di ieri Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi sarebbero usciti ricompattati sul tema della riforma del sistema di voto era piuttosto chiaro. Le premesse c'erano tutte con il leader di Fi che si era speso nei giorni scorsi a spiegare il suo no al modello tedesco e il suo impegno a conservare il bipolarismo. Tanto che un irritato dirigente dell'Udc in mattinata riassumeva così la questione: "Il chiarimento c'é già stato prima dell'incontro, visto che Berlusconi ha detto a Fini tutto quello che si voleva sentire dire...".

E, al termine del colloquio pomeridiano sia da via della Scrofa che dagli ambienti di Forza Italia veniva confermata la 'pace fatta' tra il leader di An e quello azzurro. Insomma, torna l'asse Fini_Berlusconi con i centristi di Pier Ferdinando Casini ancora una volta distanti.

"Non si può stare un giorno da una parte e un giorno dall'altra _ è la nota stizzita del segretario dell'Udc Lorenzo Cesa sulla legge elettorale, che esce proprio nel bel mezzo dell'incontro a Palazzo Grazioli _ soprattutto chi vuole essere il leader di una coalizione deve dire con chiarezza cosa intende fare".

Mentre Casini si rifugia nell'ironia: "La legge elettorale? non mi occupo di cose futili...". Ma tant'é, se per qualche giorno Forza Italia e i centristi sembravano essere tornati al dialogo, almeno sul modello tedesco, oggi si torna al solito assetto con An_Forza Italia da un lato e l'Udc dall'altro. E il centrodestra al momento privo di una posizione univoca sulla riforma del sistema elettorale.

Intanto, nel centrosinistra anche il presidente della Camera Fausto Bertinotti (dopo il richiamo venuto ieri da suo collega del Senato Franco Marini) chiede che si metta mano a una riforma in Parlamento in tempi rapidi e ribadisce di essere "un partigiano del modello tedesco". Ipotesi sulla quale, però, il neocandidato alle primarie del Pd, Enrico Letta, avanza qualche perplessità ("il modello tedesco sembra quello che raccogliere più consensi, ma niente mani libere dopo le elezioni").

Nel centrosinistra si cerca di spiegare che quel tipo di sistema elettorale non porterebbe per forza a formare le coalizioni dopo le elezioni ("non è cosi", dice anche il ministro Paolo Gentiloni) ma si comincia a pensare, comunque, a ipotesi alternative.

"La riforma _ sottolinea Gentiloni _ va fatta fosse anche con una soluzione di ripiego con la riproposizione del Mattarellum magari aumentando la quota proporzionale".

E l'ipotesi starebbe circolando tra i 'tecnici' dell'Unione. Anche perché, come ribadito più volte dalla maggioranza, la soluzione che uscirebbe dal referendum lascerebbe aperti diversi nodi. Lo torna a ripetere il segretario dei Ds Piero Fassino che pure sottolinea che in caso di referendum sarà "tra coloro che sostengono il sì".

A suo avviso, però, l'esito al quale porterebbe la vittoria del referendum è un sistema con "due listoni che durerebbero 45 giorni". In più, avverte, "se il referendum si fa, vince il sì e prima non ci sono le politiche, le europee si trasformeranno per forza in primarie attraverso le quali si definiranno i 'pacchetti' con i quali i partiti andranno a formare il listone".

Per questo Fassino invita, soprattutto l'opposizione a non "fare furbizie". "Su materie di questo genere _ è il suo monito _ la strumentalità non paga ma anzi porta a scelte che alla lunga possono fare gravi danni".

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