Dal Mondo

Raul Castro

Cuba. Raul porge un nuovo ramoscello d'ulivo agli USA

27-07-2007

L'AVANA. Per la prima volta in 48 anni, Fidel Castro ha dovuto seguire ieri la più simbolica celebrazione di Cuba, l'anniversario della Rivoluzione, dagli schermi tv della stanza dello sconosciuto edificio in cui trascorre la sua convalescenza, dopo i vari interventi chirurgici che ha subito per l'emorragia intestinale che l'ha colpito un anno fa. Sul 'suo' sempiterno podio, nella città di Camaguey, 540 chilometri ad est dell'Avana, davanti ad oltre 100.000 persone, ci è invece salito il fratello Raul, a cui ha affidato da allora, ma 'ad interim', tutto il potere. E così, Raul Castro, ha colto la palla al balzo della commemorazione del 54/o anniversario della Rivoluzione, non solo per ironizzare sul fatto che Washington aveva previsto che l'isola "sarebbe stata preda del caos" per la presunta crisi provocata dai problemi di salute del lider maximo, ma anche per scavalcare George W. Bush che ha definito "retrogrado".

"La nuova amministrazione Usa dovrà decidere se mantiene l'assurda, illegittima e fallita politica contro Cuba o accetta il ramo d'ulivo che abbiamo già offerto", ha appunto ribadito, in riferimento a quanto lui stesso disse il 2 dicembre scorso, in occasione del 50/o anniversario delle Forze Armate. Un'insistenza, quella di Raul Castro, che sembra riferirsi a quanto hanno assicurato lunedì sera in un dibattito tv i candidati democratici alla Casa Bianca, in particolare Barack Obama, che si è detto disposto, qualora succedesse a Bush, di incontrarsi con leader stranieri conflittuali, tra i quali Fidel Castro e Hugo Chavez. Anche Hillary Clinton, pur prendendo le distanze da Obama, che ha accusato di essere "irresponsabile ed ingenuo", ha indicato che non si opporrebbe ad incontri di suoi rappresentanti con Castro o Chavez.

La risposta della Casa Bianca è arrivata a tamburo battente. "L'unico dialogo di cui c'é bisogno è quello con il popolo cubano", ha appunto ribattuto il portavoce del dipartimento di Stato, Sean McCormack, che ha anche aggiunto: "Se i cubani potessero esprimere la loro opinione se debbano o no eleggere il loro leader, probabilmente direbbero sì".

Al di là delle presunzioni di Washing-ton, però, come peraltro assicurano anche tanti analisti, tutto fa supporre che, pur se con Fidel ridotto a fare l'editorialista - ieri a Camaguey è stato lanciato un libro che contiene le sue prime 18 'riflessioni di un comandante in capo' - a Cuba non ci saranno ribellioni di massa e Raul Castro, 76 anni, potrà pilotare la transizione, impegnandosi a superare i problemi, che lo stesso fratello va delineando nei suoi articoli. Tant'é che, in riferimento ad uno di essi, Raul ha ammesso: " I salari sono ancora chiaramente insufficienti per soddisfare tutte le necessità e stiamo analizzando profondamente sia questo che altri complessi problemi".

Insomma, come ha sottolineato il presidente ad interim, "se le nuove autorità statunitensi porranno finalmente da parte la prepotenza e decideranno di aprire un dialogo in modo civile, saranno le benvenute". In pratica una mano tesa al prossimo inquilino della Casa Bianca. Anche se, ha avvertito Raul Castro, "qualora il dialogo non prosperasse siamo disposti a continuare ad affrontare la politica Usa per altri cinquant'anni". Raul Castro, comunque, ha ammesso che "sono stati mesi difficili". Anche se, in fondo, "rendendo felice il nostro popolo, Fidel già dispiega un'attività sempre più intensa e di grande valore come dimostrano le sue riflessioni". Insomma gli è al fianco. Anche se tocca a lui tentare di risolvere i problemi. Un obiettivo forse meno arduo se il successore di Bush finisse finalmente per accettare il suo ramo d'ulivo.

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