Dal Mondo

Lento rientro dal Sinai. Tornano a casa i palestinesi rimasti bloccati dai combattimenti

di Aldo Baquis

30-07-2007

GAZA. Dopo settimane di sofferenze nel deserto del Sinai, dove erano rimasti bloccati per i combattimenti fra al-Fatah e Hamas del giugno scorso, un centinaio di palestinesi hanno potuto finalmente varcare il confine e tornare a Gaza. Per Ahmed Ramadan al-Khatib, 43 anni, il permesso è giunto comunque troppo tardi: l'uomo, malato di cancro, è deceduto ieri sul versante egiziano del valico di Rafah, a poche centinaia di metri dalla Striscia di Gaza.

Secondo fonti di Hamas, da giugno sarebbero oltre 30 i palestinesi morti in circostanze analoghe. Nel Sinai secondo fonti palestinesi restano ancora bloccate alcune migliaia di persone. La loro sorte è legata a un duro scontro politico che coinvolge Hamas da un lato, e i governi dell'Anp, dello Stato ebraico e dell'Egitto dall'altro. Questi ultimi - in base ad un accordo internazionale per la gestione del valico di Rafah con l'assistenza di osservatori europei - consentono ad Israele di controllare a distanza l'identità delle persone in transito. Hamas non è d'accordo e quindi il rientro attraverso Rafah risulta complicato. Per consentire comunque ai malati di raggiungere Gaza dal Sinai, si è dunque organizzata una via alternativa.

Essi sono stati condotti al valico israelo-egiziano di Nitzana, poi a bordo di autobus hanno raggiunto il valico di Erez (fra Israele e Gaza) e nel tardo pomeriggio, dopo molte ore di viaggio (iniziate ad el-Arish, Sinai) hanno finalmente raggiunto le loro abitazioni.

Nei prossimi giorni altri 600 palestinesi dovrebbero percorrere lo stesso itinerario. Hamas ha espresso il proprio malumore e ha autorizzato le milizie locali ad attaccare diversi valichi ai bordi di Gaza e a lanciare razzi contro il territorio israeliano. E' stata una mattinata di fuoco, ma non si sono avute vittime.

"E' inammissibile che siano costretti a passare da Israele i palestinesi rimasti nel Sinai", ha commentato Fawzi Barhum, un dirigente di Hamas. "Si tratta di un espediente per consentire ad Israele di arrestare chi vuole". I palestinesi che transiteranno nei prossimi giorni hanno già ricevuto un nullaosta dai responsabili militari israeliani.

Anche questa vicenda contribuisce comunque ad esasperare le relazioni fra Hamas e al-Fatah. Nei giorni scorsi un miliziano di Gaza (Abu Abir, portavoce dei Comitati di resistenza popolare) ha minacciato di morte il premier Salam Fayyad perché nel suo nuovo programma di governo non ha parlato di lotta armata contro Israele. "Fayyad vuole strangolare la resistenza" ha scritto indignato un sito online di Hamas.

Da parte sua Ahmed Abdul Rahman, un portavoce di al-Fatah in Cisgiordania, ha replicato che le minacce a Fayyad confermano che a Gaza Hamas sta istituendo "un regime di terrore". Hamas "é una banda che controlla il potere mediante l'assassinio", ha accusato. E a Gaza un altro esponente di al-Fatah, Ibrahim Abu an-Naja, ha denunciato Hamas che avrebbe organizzato "uccisioni sistematiche" di suoi compagni di partito. "Bugie" ha replicato Sami Abu Zuhri.

Le forze di Hamas, ha aggiunto, "hanno preso di mira solo spacciatori di droga, criminali e collaborazionisti di Israele".

Il palinsesto di oggi