La politica

Cesare Previti

L'ultimo atto per Cesare Previti: l'aula gli toglie il seggio

31-07-2007

Sul voto per la decadenza dal mandato parlamentare di Cesare Previti non si cono state grosse sorprese: l'Aula di Montecitorio oggi ha detto sì.

I sì sono stati 462, 66 i no. Quattro deputati si sono astenuti. Il voto è avvenuto a scrutinio segreto. La maggioranza richiesta era di 265 voti. Alla votazione hanno partecipato 528 deputati sui 532 presenti in Aula.

Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Elio Vito, definisce Cesare Previti come "un obiettivo politico" e, intervenendo in aula, afferma che sul voto per la decadenza dal mandato di parlamentare dell'ex ministro della Difesa non ci sarà la serenità necessaria. E questo per una serie di motivi. Vito, a questo proposito, riporta la frase pronunciata da Luciano Violante nei giorni scorsi secondo la quale il voto su Previti sarebbe stato ormai solo "un adempimento notarile", dando così per scontato l'esito. Ma il giudizio dell'aula sul collega di partito, per Vito, non sarebbe sereno anche perché non esisterebbe di fatto "una norma di legge che consenta di dichiararlo decaduto". "Esistono infatti solo delle norme interpretative su questo punto - ricorda Vito - come ha ricordato anche il vice presidente della giunta delle elezioni Gianfranco Burchiellaro (Ds, ndr)". Il capogruppo di Fi ricorda, inoltre, che in una precedente legislatura l'allora presidente della giunta delle elezioni Antonello Soro (Ulivo), si pronunciò affinché, in un caso molto analogo a quello di Previti, si rinviasse il voto sulla decadenza dal mandato di parlamentare, per consentire che l'affidamento in prova ai servizi sociali cancellasse l'interdizione perpetua dai pubblici uffici". Dopo aver spiegato perché l'aula difficilmente potrà esprimersi con serenità su Previti, Vito ha invitato la maggioranza a votare con coraggio così come ha fatto nei giorni scorsi sui casi di Sebastiano Neri e Lorenzo Bodega rovesciando il verdetto della giunta delle elezioni. "Vi sentite di poter votare contro la decisione della giunta che si è espressa invece per la decadenza dal mandato di parlamentare di Previti?", domanda Vito, quasi con aria di sfida ai colleghi della maggioranza. E' evidente, ha proseguito Vito, che questo non succederà, visto che ormai Cesare Previti "é un obiettivo politico".

La Camera accoglie le dimissioni di Cesare Previti da deputato alla fine di una lunga vicenda giudiziaria. Su più fronti. Alla Camera dal 1994 (dunque alla quarta legislatura), Previti è stato condannato a sei anni di reclusione e all'interdizione dai pubblici uffici dai giudici della Corte d'appello di Milano per la vicenda Imi-Sir (condanna confermata in Cassazione) e a un anno e sei mesi con la continuazione per quella legata al Lodo Mondadori. Per la fallita compravendita della Sme da parte di Carlo De Benedetti, il parlamentare di Forza Italia ed ex ministro della Difesa aveva riportato una condanna a cinque anni a Milano, ma la Cassazione ha annullato la sentenza ritenendo che i magistrati del capoluogo lombardo non fossero competenti. Gli atti sono stati pertanto trasmessi alla Procura di Perugia ma, trattandosi di fatti risalenti al 3 marzo del 1991, è pressoché certa la prescrizione. A quell'epoca, infatti, risale una presunta dazione di 343 mila dollari che, da un conto riconducibile alla Fininvest, sarebbero transitati su uno di Previti per approdare a un conto dell'ex capo dei gip della capitale, Renato Squillante. Anche per l'ex magistrato ed ex consigliere giuridico del Quirinale erano state annullate le sentenze del Tribunale e della Corte d'appello di Milano e i giudici della Suprema Corte aveva disposto la trasmissione degli atti alla Procura umbra.

In seguito alla conferma definitiva della sentenza Imi-Sir, per Previti si erano aperte le porte del carcere romano di Rebibbia ma, dopo quattro giorni, il Tribunale di Sorveglianza di Roma aveva disposto la detenzione domiciliare, anche sulla scorta della legge cosiddetta ex Cirielli riguardante gli ultrasettantenni. Era poi intervenuto l'affidamento ai servizi sociali e Previti aveva lavorato per qualche tempo al Ceis, Centro italiano di solidarietà, come consulente legale. La condanna definitiva per la vicenda Lodo Mondadori lo ha riportato alla detenzione domiciliare. La sorte processuale del parlamentare è simile a quella del suo coimputato Vittorio Metta, ex giudice romano che intervenne nelle cause civili che stabilirono un risarcimento di circa mille miliardi di lire alla famiglia Rovelli da parte dell'Imi e annullò il lodo arbitrale che assegnava a Carlo De Benedetti il pacchetto di azioni Mondadori della famiglia Formenton e, di fatto, il controllo del gruppo editoriale di Segrate. Anche Metta, ammesso ai servizi sociali dopo la condanna per Imi-Sir, è stato posto in detenzione domiciliare dopo la conferma della condanna per il Lodo Mondadori a due anni e nove mesi che si erano uniti per la continuazione con i sei riportati al termine dei tre gradi per Imi-Sir. Previti aveva anche chiesto la rideterminazione della pena, ma la Prima sezione penale della Cassazione aveva giudicato inammissibile il ricorso, per lo 'sconto' di pena presentato dai suoi legali che l'hanno seguito in tutti questi anni di processi milanesi, gli avvocati Giorgio Perroni e Alessandro Sammarco.

Il palinsesto di oggi