La politica

Pierferdinando Casini

Il leader dell'Udc propone un "governo di buonsenso"

di Marco Dell'Omo

07-08-2007

ROMA. Mancano ancora più di due mesi, ma la manifestazione della sinistra radicale sul welfare già agita i sonni della coalizione di centrosinistra.

Il tormentone dell'estate riguarda la partecipazione dei ministri della sinistra (Ferrero, Bianchi, Mussi e Pecoraro, soprannominati dalla Cdl "la banda dei quattro") alla manifestazione proposta da Liberazione e dal Manifesto. Andranno o non andranno? Paolo Ferrero, ministro di Rifondazione Comunista alla Solidarietà Sociale, ci sta ancora pensando: "Vedremo - ha detto a Radio24 - ne discuterò con i miei colleghi della sinistra al governo". In passato il ministro di Rifondazione non ha partecipato ad altre manifestazioni. Ma questa volta potrebbe essere diverso, anche perché, osserva, "dopo aver visto che su questioni come i Dico alcuni ministri hanno partecipato al Family day...". Ma il messaggio che Rifondazione, con il suo ministro, vuole mandare alla coalizione, va oltre le polemiche estive.

"O questo governo va avanti - dice Ferrero - o si va a elezioni. Tutte le cose intermedie sarebbero solo un capitolo del trasformismo delle classi dirigenti italiani". Si tratta di un chiaro invito al centrosinistra a non farsi incantare dalle sirene di Pier Ferdinando Casini, che rilancia la sua idea di governo "di responsabilità nazionale".

"Si sa che il buonsenso è in minoranza. Ma chi ha il coraggio delle proprie idee non si scoraggia davanti ai no, né della destra né della sinistra", dice il leader dell'Udc al Tg1. E accusa Romano Prodi di aver portato l'Italia "alla paralisi", dall'Alitalia alla Tav. Tutti, dichiara l'ex presidente della Camera, "in privato si rendono conto della situazione ma nessuno ha il coraggio di dirlo. Io sì". Ma il no della sinistra all'ipotesi sponsorizzata dall'Udc trova consenziente anche l'ala liberale della coalizione. Emma Bonino sostiene che un governo con i centristi non è immaginabile, anche perché i numeri di Casini non sarebbero sufficienti. La Bonino dice no ai "governi di unità nazionale" e chiede invece di "avere il coraggio di innovare".

Anche l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro è contraria a cambi di maggioranza, a meno che, nota Nello Formisano, "la parte più estrema della coalizione dovesse mettere in crisi l'azione del governo". Non che sull'altro versante la proposta di Casini raccolga maggiori consensi. Anzi. Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, boccia il leader Udc e indica la strada delle elezioni, "per ridare la parola agli italiani". Per arrivarci, sostiene, non c'e nemmeno bisogno di dare una spallata, perché tanto "ci sarà un'implosione della maggioranza".

Nemmeno un centrista come Gianfranco Rotondi crede alla possibilità di nuove maggioranze. Mentre il parlamentare di An Maurizio Gasparri sostiene che la proposta di Casini, in realtà, "é utile solo al governo che la può utilizzare per tenere a bada i contestatori interni". Nel frattempo l'Unione si divide sulla manifestazione di ottobre. A sinistra non vedono controindicazioni alla discesa in piazza dei ministri dell'ala massimalista.

Marco Rizzo, dei Comunisti italiani, chiede che Ferrero e gli altri siano presenti alla manifestazione del 20 ottobre, e che comunque si impegnino a fondo nelle riunioni di governo per far passare la loro linea sul welfare.Sul versante riformista, invece, c'é parecchia irritazione di fronte alla prospettiva di ritrovare in piazza "la banda dei quattro" a guidare il corteo contro il governo. "Sarebbe un po' curioso avere ministri di lotta e di governo", dice il prodiano Paolo De Castro, ministro delle Risorse Agricole. "Le manifestazioni - osserva - se si fanno con spirito costruttivo è un conto, se con con volontà distruttiva sono da condannare" .

 

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