Economia

Indagine sui consumi in Europa. Prima di tutto viaggi, comunicazioni e benessere

08-08-2007

ROMA - Non più beni di prima necessità ma viaggi, comunicazioni e benessere. Se nel 1995 i cittadini europei destinavano la maggior parte dei loro consumi ad acquisti fondamentali, come cibo e vestiario, nell'arco di dieci anni le loro abitudini di spesa sono cambiate in modo drastico, spostandosi su cellulari, vacanze, servizi ricreativi e culturali. E' il quadro che emerge da un'indagine di Confcommercio sui consumi in Europa nel periodo 1995-2006, all'interno del quale il profilo del consumatore è profondamente cambiato, con una domanda "più correlata a fattori socio-culturali che economici, sempre più orientata verso i servizi ed i beni in grado di soddisfare le nuove esigenze di consumo, connotate da contenuti innovativi". Motivo per cui scendono anche i consumi per alcolici e tabacchi, il cui consumo è stato scoraggiato in modi diversi, fra cui anche un aumento dei prezzi collegato alla componente fiscale. Secondo l'associazione dei commercianti, "l'evoluzione dei consumi è il riflesso di una tensione crescente da parte delle famiglie a investire in relazioni con l'esterno, ponendo in cima alle preferenze la mobilità e le comunicazioni", due capitoli di spesa che sono aumentati in ogni Paese europeo.

Non fa eccezione al trend europeo l'Italia, che ha registrato aumenti molto modesti in tutti i comparti e in alcuni casi al di sotto della media europea, ad eccezione delle tlc, salite del 10,9%. Un dato in linea con quello europeo (+10,7%), soprattutto grazie alle vendite, nei primi anni censiti, di telefonini cellulari, piuttosto che allo sviluppo domestico di Internet.

Non così bene gli altri capitoli di spesa in Italia, dove gli alcolici sono cresciuti dello 0,4% e l'abbigliamento solo dello 0,2%. Un +0,9% arriva dalle spese in luce, acqua e gas per la casa, un dato inferiore alla media che ha "riflesso le modeste performance di crescita economicà. Sotto la media anche i consumi di mobili ed elettrodomestici, con una crescita dello 0,8% lontana dal +1,8% dell'Europa. Il +1,4% registrato nel campo sanitario pone l'Italia al di sotto della media, ma solleva un problema a livello di conti pubblici, visto che il basso aumento della spesa da parte della famiglie, concomitante invecchiamento della popolazione, comporta "rilevanti conseguenze di appesantimento dei bilanci degli enti locali".  

Gli incentivi alla rottamazione hanno spinto invece le spese in trasporti oltre la media europea, mentre "le abitudini di consumo della popolazione" e le "modeste dinamiche reddituali" hanno portato a variazioni sotto media nel campo della ricreazione e della cultura. Un +2,3% che risulta tra i valori più bassi in Europa. Stagnante, invece, la spesa per l'istruzione, anche se il fatto è legato soprattutto ad "una sensibile diminuzione della popolazione in età scolare".   Le spese in alberghi e servizi, nonostante un +2,05% superiore alla media Ue, confermano secondo Confcommercio le difficoltà di competizione con alcuni paesi diretti concorrenti".

Per quanto riguarda l'Europa nel suo complesso, che destina il 60% del suo reddito ai consumi, uno dei motori trainanti della spesa è l'Irlanda, che ha registrato i maggiori incrementi di spesa per prodotti alimentari (+2,9%), abbigliamento e calzature (+10,45%), trasporti (+6,1%) e  comunicazioni (+22,2%). Il merito va alla crescita del Prodotto interno lordo, la maggiore in Europa nel decennio scorso, che ha portato il Pil pro-capite a 27.113 euro, ben al di sopra della media di 19.302 euro, sotto la quale si trova l'Italia, ad un livello di 18.849 euro ancora molto distanziata da Francia e Germania. Sul versante dei prezzi, sono cresciuti nel decennio quelli relativi a sanità, istruzione, tabacchi e abitazione ad  un tasso leggermente inferiore al 4%, mentre sono scesi quelli relativi alle telecomunicazioni (-1,6%).

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